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A real American Story

29 giugno 2009

mj(di Marco Crestani)

Mi è capitato questo sabato (27 giugno) di rivedere qualche video musicale di Michael Jackson trasmesso da MTV, che ha dedicato l’intero weekend al suo ricordo.
Tanti flash, un mare di ricordi, colori, visioni, sguardi, sogni. Il fascino di un artista in grado di trasformarsi e trasmettere emozioni uniche nel tempo.
MJ è stato uno dei personaggi più leggend­ari e controversi della storia musicale di tutti i temp­i. “A real American Story”, come hanno detto su Fox News celebrando la sua morte. Una celebrità intoccabile che voleva fermare il tempo ed essere Peter Pan.
Rebecca Walker ha scritto che “un essere umano non può sopravvivere a lungo senza il contatto dell’altro, non può respirare aria artificiale per troppi anni. Ci restano la musica, i ricordi e la vergogna del nostro voyeurismo narcisistico.”
Tante sono le scritte in suo tributo su MTV. “Re del Pop”, “icona della musica”, “mito” sono tra le espressioni più ricorrenti rivolte a “Jacko”, come sono soliti chiamarlo tutti i suoi fans statunitensi e d’oltremanica. Ci sono tante frasi fatte e un po’ troppi luoghi comuni, ma la commozione è sincera e spontanea. Quello che stupisce è la giovanissima età dei mittenti degli SMS che corrono in sovrimpressione.
“Michael sarai sempre il più grande. Una leggenda come te non sarà mai eguagliata”, “continuano a dirci che sei morto, ma loro non lo sanno che con la tua musica ti sei reso immortale”, “Grazie per le emozioni che mi hai regalato, sei stato il mio mito da quando ero una bambina e lo resterai per sempre. T.V.B.”, “michael ,sei riuscito a farci vivere tantissime emozioni con le tue canzoni,mentre tu rinunciavi a tante cose per noi.non ti dimenticheremo mai”, “un altro msg x te riposa in pace nn faccio ke piangere…nn ci credo ancora!!!addio..re del pop”, “piango come un bimbo ad ogni video che guardo in tv……michael grazie per le emozioni che mi hai dato”, “ciao michael,sono Martina e ho solo 8 anni: sono quasi tre giorni che quardo tutti i tuoi video.Ti voglio bene”…
«Il vero assassino di Michael Jackson è davanti a noi – scrive Adriano Celentano sul Corriere -, è lì che ci guarda, lo incontriamo tutti i giorni quando andiamo a comprare il giornale o quando guardiamo la televisione. Si può dire che l’assassino ce l’abbiamo in casa, gli diamo da mangiare, da dormire, però non facciamo niente per educarlo a non uccidere. Facciamo finta di non vederlo e ci guardiamo bene dall’incazzarci se la notizia che esce dal piccolo schermo sulla piena assoluzione di Jackson non ha lo stesso risalto di quando invece, per anni, lo hanno infamato accusandolo di molestie sessuali»
Mi ha colpito molto un’intervista a Riccardo Muti (Corriere della Sera, 27 giugno 2009), che ha dichiarato come «la sua controversa vicenda, le sue debolezze, l’irrequietezza estrem­a e alla fine stremata mi fanno pensare alle vicende dei grandi cas­trati barocchi come Caffarelli o Far­inelli, oggetti di culto e di una idol­atria sfrenata. Spesso vittime di questo culto».
Come sempre la storia ci insegna che gli atteggiamenti umani tendono ciclicamente a ripetersi, anche se, a loro modo, sono unici. E quell’America dei positivi anni Ottanta, così ottimisti e colorati da aver posto fine alla guerra fredda, oggi è solo un commovente ricordo.
Sempre Rebecca Walker ha scritto che non dimenticherà mai “il momento in cui ho saputo della sua morte. Michael Jackson, morto? continuavo a chiedere a mio marito. Una parte di me era morta con lui. Quella parte che sperava sempre che Michael potesse continuare a portare il tremendo fardello che lo opprimeva, che mi opprimeva. Quella parte di me che custodiva il ricordo della sua preziosa innocenza, della mia preziosa innocenza. Quella sera ho voluto rivedere una delle esibizioni più straordinarie di Michael su YouTube, sulle note della canzone «What about us». In un crescendo martellante Michael ripete all’infinito la sua domanda angosciata, «E noi? E noi?» mentre il pubblico urla e piange. Senza riflettere, ho distolto lo sguardo dal computer e ho detto a voce alta, «E noi? E lui?». Perché è questa la vera storia: sin dall’inizio si è trattato di noi, esclusivamente di noi. La sua morte ci serve da specchio, e da specchio abbiamo usato la sua vita. Non c’è spazio per Michael. Tragicamente, si tratta ancora, e sempre, di noi. Forse è questa l’ultima canzone di Michael, il suo ultimo dono: avere tutti un cuore più grande, e abbracciare con lo sguardo un orizzonte più vasto. Non è vero che si tratta sempre, e solo, di noi.”

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