Archive for dicembre 2009

Il nemico

24 dicembre 2009

(di Marco Crestani)

È un libro in cui si racconta da una parte il rapporto con il padre, la vita e soprattutto la morte di un padre operaio, dall’altra invece della vita di coppia narrata fino a una fine inesorabile.
Un romanzo estremamente duro, una denuncia della condizione operaia, il cui asse portante è di carattere teologico, una riflessione sul posto di Dio nel mondo. Un Dio però impotente di fronte alla sua creazione.
“Viviamo in un’ epoca di Dio e di dolore, il mondo oggi sembra essere stirato con forza sotto l’azione del dolore”, scriveva Kazoh Kitamori, eminente teologo luterano giapponese.
Il Dio di questo libro non salva, è un Dio che dovremmo amare, ma che ci ha stancati, delusi, reso infelici.
“Quando vuole mostrare il suo dolore Dio lo fa mediante il dolore degli uomini di questo mondo”, scrive nel 1946 ancora Kitamori, sotto l’impulso del bombardamento delle città di Hiroshima e Nagasaki.
Questo testo d’esordio di Emanuele Tonon dovrebbe essere la prima parte di un romanzo che lo stesso Tonon definisce “trinitario”. “Il nemico” è la prima parte ed è costituito di due racconti lunghi o romanzi brevi che dir si voglia. In questa prima parte lo scrittore ha cercato di ritrarre con la scrittura le prime due persone della Trinità cattolica, il Padre e il Figlio.
La prossima parte sarà dedicata allo Spirito Santo, il divin Consolatore.
Tonon si considera uno scrittore cattolico, di un cattolicesimo però di confine, molto vicino a quella che può essere definita eresia. Eresia che nell’intervista per il magazine delle edizioni ISBN, Culturapop, definisce “feto nato morto da troppo amore” e ancora: “è eretico, sì, questo romanzo, ma lo è per troppo amore, non per troppo poco”.
Queste storie raccontano la difficoltà dell’essere padri e forse ancora di più della difficoltà di essere figli. In fondo il padre è dotato di una capacità di accoglienza istintiva, sottintesa nel suo ruolo, mentre i figli sono definiti “facitori di male”.
Viviamo in un’ epoca di Dio e di dolore, sembra dirci Tonon, il mondo oggi sembra essere stirato con forza sotto l’azione del dolore.
Un altro grande teologo luterano, Dietrich Bonhoeffer, mentre si trovava imprigionato in carcere, a causa della sua opposizione al regime nazista, rifletteva con le seguenti parole:
“Dio si lascia cacciare fuori dal mondo sulla croce[..] E’ assolutamente evidente, in Mt. 8:17, che Cristo non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza, della sua sofferenza! [..] Qui sta la differenza decisiva rispetto a qualsiasi religione. La religiosità umana rinvia l’uomo nella sua tribolazione alla potenza di Dio nel mondo, Dio è il deus ex machina. La Bibbia rinvia l’uomo all’impotenza e alla sofferenza di Dio, solo il Dio sofferente può aiutare.”
Per sintetizzare il messaggio di Emanuele Tonon possiamo citare Sergio Quinzio quando scrive: “non voglio dire più di questo. Il lettore ha perfettamente diritto di leggere a suo modo le pagine che ho scritto, e che riscriverei identiche. Lo prego però di ricordare che, scrivendole, non ho inteso esaltare i buoni sentimenti o compere opera edificante, ma, all’opposto o quasi all’opposto, testimoniare e gridare a dio l’orrore di un mondo, proclamato redento, in cui ciò che è buono e pieno di tenerezza non può che essere crocifisso e calpestato.”

Emanuele Tonon Il nemico. Romanzo eretico, Isbn Edizioni.

Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili)

16 dicembre 2009

(di Marco Crestani)

Non è facile scrivere un blog. Soprattutto non è facile scriverci tutti i giorni in maniera interessante e originale stabilendo un dialogo con i propri lettori, non forzando la mano e rispettando le opinioni altrui.
Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) di Giulio Mozzi è una sorta di “diario pubblico” (secondo la definizione dell’autore) tratto dal blog dello scrittore padovano, uno dei primi autori italiani ad aver utilizzato il web per comunicare dimostrando di saperci fare. E bene.
Ne è venuto fuori un libro difficile da definire, ma che ti prende, un “diario pubblico” (secondo la definizione dell’autore) spesso divertente, un blog di carta che traduce il quotidiano in parole in cui non si capisce mai fino in fondo di che cosa parla.
Le atmosfere irreali, le battute incomprensibili, il rumore bianco di certi silenzi sono senz’altro segnali sorprendenti, sfuggenti, magari incoerenti. Mai però banali.
Ciò che rende Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) un libro da non perdere sono i dialoghi fitti, gli incontri stravaganti, gli equivoci e i contrattempi davvero esilaranti, le battute graffianti intrise di humor, che via via fanno affiorare tutto quello che il coperchio delle buone apparenze nasconde. Oppure le brevi storie dai ritmi vorticosi ambientate in treno, le “fotografie”, i bozzetti, vere e proprie gag in cui non c’è mai una morale.

Ieri, ore quattro e quarantadue. Supermercato Il Castoro, Roma, viale Val Padana.
Signora: «Mi dà un vasetto di maionese?».
Commesso: «Vasetto o tubetto?».
Signora: «Tubetto».

Si dice che i finali sempre aperti sono quelli della vita. Ecco, nella loro compiutezza questi scritti, apparentemente innocui, hanno il senso che hanno, non c’è bisogno di cercarlo.
La vita è un intreccio di tragico e comico e che cos’è la letteratura se non la rappresentazione dell’uomo e delle sue contraddizioni, “lo spazio in cui autore e lettore dialogano a partire dalle proprie concrete esistenze storiche” (Jean-Paul Sartre).
Tra le righe di questa raccolta di racconti si colgono aggressività latenti, ansie, fragilità, spesso su uno sfondo di malinconica coscienza dei contrasti che viviamo tutti i giorni.
Ogni scritto trascina il lettore in un ritmo vorticoso il cui motore non è l’azione, ma la parola, che ha notevole valore espressivo.

Il signore pensa molto intensamente.
“Ma insomma” sbotta dopo un po’, “la stazione da che parte è?”
Ho un’intuizione.
“Di là” gli dico, indicandogli dalla parte sbagliata.
“Grazie” dice il tipo. E si avvia dalla parte giusta.

Redatti giorno per giorno, spesso una singola riga può darci una sottile emozione, colpendoci per lo stile e l’atmosfera, ma anche per lapidaria laconicità.
E’ comunque l’effetto di insieme ciò che colpisce, l’affilato e intelligente sarcasmo, la prosa essenziale, le maschere drammatiche e comiche insieme.
Quella di Giulio Mozzi, si nota, è una ricerca laboriosa condotta con onestà, rigore e costante atteggiamento di curiosità. Dove ogni parola è limata allo stremo.

Giulio Mozzi, Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), Mondadori, settembre 2009.