Consigli di scrittura

Questi consigli di John Gardner sono preziosi e andrebbero messi in pratica. Scrivere è qualche cosa di misterioso e non esistono trucchi, di nessuna sorta.
Spesso si intuisce che ci sono scrittori a cui non importa nulla di raccontare storie. Lo si capisce chiaramente perché le loro frasi sono sempre pensate e abbondano di termini sofisticati (della serie “potevamo stupirvi con effetti speciali”). Troppi scrittori vogliono solo far vedere quanto sono bravi. E lo fanno informando senza inventare niente. Ti passano semplicemente dei dati senza comunicare emozioni e l’unica cosa che mettono in mostra sono loro stessi.

Lo scrittore più svantaggiato è quello il cui senso del linguaggio sembra incorreggibilmente deviato. L’esempio più ovvio è lo scrittore che non riesce a muovere un passo senza servirsi di frasi tipo “con un lampo di felicità negli occhi”, o “la deliziosa coppia di gemelli”, o “l’eco della sua sonora risata”: espressioni prive di vita, emozioni meccaniche, da zombie, di uno scrittore che nella vita quotidiana non prova alcuna sensazione o comunque non crede a ciò che sente in misura sufficiente da cercare di definirlo con parole proprie, e chi quindi preferisce ripiegare su “ella soffocò un singhiozzo”, “un sorriso amichevole all’angolo della bocca”, “inarcando il sopracciglio in quel suo tipico modo interrogativo”, “un lieve sorriso le piegava il labbro”, “il volto incorniciato da riccioli ramati”. Il problema è che non si tratta solo di clichés (logori, abusati) ma che questo linguaggio è sintomatico di uno sfondo psicologico che conduce all’atrofia.

Il bravo scrittore vede le cose in modo netto, vivido, preciso e selettivo (vale a dire che sceglie ciò che è importante) non necessariamente perché la sua capacità di osservazione sia per natura più acuta di quella delle altre persone (benché con la pratica diventi tale) ma perché si preoccupa di vedere le cose in modo chiaro e di metterle per iscritto in maniera convincente. Una visione trascurata può indebolire il suo progetto.

Il giovane scrittore dovrebbe leggere gli altri scrittori per vedere come vengono realizzate le pagine chiedendosi quello che avrebbe fatto lui nella stessa situazione e se il suo metodo sarebbe stato migliore o peggiore, e i motivi per cui sarebbe stato tale. Egli legge nello stesso modo in cui un giovane architetto guarda un edificio, o uno studente di medicina osserva un’operazione: sia con dedizione, sperando di imparare da un maestro, che in modo critico, attento a ogni possibile errore.

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