Disegna ovunque, tranne che in classe

Della sua infanzia da somaro in Diario di Scuola, Daniel Pennac scrive storielle spassose, vicissitudini private che, come in una partita di ping pong, saltano dal banco alla cattedra e viceversa, mescolando il punto di vista di un bambino con quello di un insegnante.
«Eppure all’inizio mi applicavo – scrive nelle prime pagine del libro -, rifinivo le lettere meglio che potevo, ma piano piano le lettere si trasformavano in quegli esseri allegri e saltellanti che se ne andavano a folleggiare altrove, ideogrammi della mia sete di vivere». Sono gli stessi omini che oggi disegna generosamente sulle copie dei libri da autografare. Del resto, in una delle sue pagelle scolastiche, alla voce «Arte e immagine», la sua insegnante aveva scritto: «disegna ovunque, tranne che in classe». Almeno da questo punto di vista le cose non sono cambiate!
Ma perché scrivere un libro sulla scuola dal punto di vista dei «somari»? «Da tempo volevo scrivere qualcosa sulla sofferenza del non capire – spiega -. Ho impiegato quattro anni per farlo. Naturalmente è un libro molto autobiografico, io ero un pessimo alunno. Una volta raggiunta la maturità, a 20 anni (mentre la media è di 17-18), e sono diventato professore, ho cercato di capitalizzare questi miei fallimenti scolastici. Mi sono detto: come mai un alunno, anzi un bambino, perché l’essere alunni è una ragione sociale, prova tanto dolore a mantenere questo suo ruolo sociale? La mia risposta è semplice: la paura. Di cosa? Delle domande che gli possono essere rivolte. Tutta la nostra identità si gioca nella risposta. E non esistono domande elementari per un bambino. Ecco, il mio status scolastico di somaro era legato al terrore assoluto nel quale mi gettava la minima domanda. Da insegnante, ho capito che la prima cosa da fare era aiutare i ragazzi a guarire dalla paura. Si trattava di aprire parecchie porte, ma questo è il nostro mestiere. Amen…».

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Una Risposta to “Disegna ovunque, tranne che in classe”

  1. Paura delle domande « Libereditor's Blog Says:

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