Gioco di combinazione e costruzione

La letteratura è gioco di combinazione e costruzione: costruzione di percorsi, di intrecci, preparazione del puzzle che il lettore deve risolvere.
Il Web è un unico, grande ipertesto? A Italo Calvino, credo, sarebbe piaciuto.

“Immaginò quello che poteva capitarle: un vagabondo che la violenterebbe, un ladro che la ammazzerebbe, un cane che la morderebbe, un toro che la schiaccerebbe, due vagabondi che la violenterebbero, tre ladri che la ammazzerebbero, quattro cani che la morderebbero, cinque tori che la schiaccerebbero; sette vagabondi che la morderebbero, otto ladri che la schiaccerebbero, nove cani che la ammazzerebbero, dieci tori che la violenterebbero. Un grosso bruco che le cascherebbe sul collo.”

(da “La Gramigna”: Raymond Queneau, Romanzi, ediz. Einaudi – Gallimard, p. 63)

“A quel punto, sulla tavola ormai sparecchiata, colui che pareva essere il castellano posò un mazzo di carte da gioco. (…) Prendemmo a spargere le carte sul tavolo, scoperte, come per imparare a riconoscerle, e dare loro il giusto valore nei giochi, o il vero significato nella lettura del destino.
(…) Uno dei commensali tirò a sé le carte sparse, lasciando sgombra una larga parte del tavolo; ma non le radunò in mazzo né le mescolò; prese una carta, e la posò davanti a sé. Tutti notammo la somiglianza tra il suo viso e quello della figura, e ci parve di capire che con quella carta egli voleva dire ‘io’ e che s’accingeva a raccontare la sua storia.”

(da “Il castello dei destini incrociati”, di Italo Calvino, ediz. Oscar Mondadori, pp. 7-8)

“Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle. Malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l’attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto prima di lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall’altro.”

(da “La vita istruzioni per l’uso” di Georges Perec, ediz. BUR Rizzoli, p. 9)

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