Kim Peek, che ispirò Rain Man

Kim Peek, che aveva ispirato il personaggio di Raymond Babbitt in «Rain Man», «L’uomo della pioggia», interpretato nel 1988 da Dustin Hoffman, è morto d’infarto nell’ospedale di Murray, alla periferia di Salt Lake City, nello Utah il 22 dicembre 2009.
Kim aveva 58 anni ed era affetto sin dalla nascita dalla cosiddetta «sindrome del saggio»: una disfunzione neurologica rarissima che si rivela nel 10% delle persone affette da autismo. Diversi neuro-scienziati – tra cui quelli della Nasa e delle sei università americane che hanno studiato il suo comportamento – l’hanno definito «un genio in ben quindici differenti discipline», incluse la geografia, la matematica e la musica. Era nato nel 1951 a Salt Lake City, ultimogenito di una coppia di mormoni. Allarmati dalla dimensione della sua testa – di un terzo più grande rispetto ai suoi coetanei – i genitori lo fanno esaminare da uno specialista che gli riscontra un rigonfiamento nell’emisfero sinistro del cervello, adibito alla lingua e alle capacità motorie. Pur imparando a camminare solo all’età di 4 anni, Kim comincia a leggere libri e giornali prima dei 24 mesi.
«Fin dalla culla era in grado di memorizzare qualsiasi frase scritta», spiega il padre in un’intervista, «a 6 anni recitava la bibbia dalla A alla Z. Riusciva a leggere 2 pagine di un libro simultaneamente», continua, «una con ciascun occhio, impiegando un’ora per terminare un libro». E infatti ne aveva memorizzati oltre 12mila. Ma la sua genialità eterodossa deve fare i conti con l’ottusità del sistema scolastico. A 7 anni è costretto a ritirarsi dalla scuola, perché gli insegnanti e i compagni non sanno come gestire la sua diversità. I genitori ingaggiano un tutore privato e anche se in brevissimo tempo lui riesce a prepararsi all’esame di maturità, le autorità scolastiche si rifiutano di consegnargli il diploma. Kim non si abbatte e nel 1969 mette il proprio prodigioso talento aritmetico al servizio nell’ufficio contabilità di una grande associazione per adulti disabili. Quando i genitori divorziano, nel 1981, è suo padre ad assumerne la custodia, anche se ciò comportava lavarlo, vestirlo e cucinare tutti i suoi pasti. Per anni Kim conduce una vita da recluso, preferendo la compagnia dei libri a quella delle persone. Desideroso di dargli una vita sociale, Peek Sr. decide di portarlo con sé alla fatidica conferenza che l’Association of Retarded Citizens tiene in Texas nel 1984.
Il resto è risaputo per gli innumerevoli articoli apparsi su giornali e riviste. In una pausa dei lavori, Kim conosce lo sceneggiatore Barry Morrow, al quale darà saggio del proprio strabiliante genio, mettendosi a recitare Shakespeare (aveva memorizzato l’opera omnia) ed elencando cap e prefissi telefonici di tutti gli Stati Usa. Morrow rimane così colpito dalla sua personalità da dedicargli un film, Rain Man, che nel 1989 trionfa agli Oscar, vincendo ben quattro statuette, comprese quelle per il miglior film e per il miglior attore. Nell’accettare i loro premi Morrow e Hoffman li dedicarono a lui, anche se Kim aveva dichiarato di disapprovare la scena del film in cui Rain Man, il protagonista, truffa un casinò usando la sua eccezionale memoria fotografica. Negli ultimi anni Kim viaggiava da una città americana all’altra, tenendo seminari in università, prigioni ed enti vari, per convincere l’America a riconsiderare il modo in cui tratta i disabili mentali. Prima di salire sul podio, era solito distribuire un depliant che invitava il pubblico a «imparare a riconoscere e rispettare le differenze negli altri, trattandoli come vorreste essere trattati voi».

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Autore: Marco Crestani

La scrittura, quella sì...

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