Archive for aprile 2010

Un semplice pretesto per raccontare altro

29 aprile 2010

Tempo di uccidere (pubblicato nel 1947, nello stesso anno vinse il premio Strega) viene spesso definito opera memorialistica della vicenda personale di Ennio Flaiano (che nel 1936 partecipò alla guerra d’Etiopia) e insieme critica all’epopea coloniale del regime fascista e all’assurdità delle guerre. Non è così. O meglio: è così solo se ci si riferisce al contesto della trama narrativa. Ma, in questo caso, meglio che in Tempo di uccidere, Flaiano ha fatto con la sua teatrale La guerra spiegata ai poveri.
In realtà la trama, in qualsiasi opera narrativa o teatrale che sia, è sempre e solo un semplice pretesto per raccontare altro.
L’altro in questione sulle pagine di questo romanzo è la stessa anima del protagonista, il tenente Enrico Silvestri, che corrisponde a quella di Flaiano. In questa chiave, tutto va compreso come allegoria e/o simbolo. l’Africa (l’Etiopia) è  la terra promessa. La meravigliosa ragazza etiope di cui il tenente s’invaghirà, dal nome appropriato di Mariam, ovvero lo stato verginale e primigenio. Il suo ferimento fortuito e, poi, l’omicidio volontario per evitarne lo strazio dell’agonia: l’innocenza perduta. Il disagio dell’assassino in una Massaua disordinata e ingarbugliata: il turbamento dell’io per il senso di colpa. La lebbra che Silvestri crede aver preso dalla ragazza: la giusta punizione. I ripetuti tentativi di omicidio e di furto che il protagonista compirà per sottrarsi alla giustizia terrena: l’individuo che si arrende alla malvagità umana. L’uscita dall’incubo della malattia in seguito alle rivelazioni del padre della ragazza: espiazione, purificazione e ritorno alla vita.

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Il viaggio di G. Mastorna

26 aprile 2010

Si può finalmente leggere come un romanzo Il viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini (editore Quodlibet), testo-sceneggiatura di un film che non si è mai potuto fare. “Il tema è vecchio come il mondo – diceva Fellini – a dirla in due parole, è la storia di uno che è morto e non lo sa. Un viaggio immaginario, ma in una dimensione sensorialmente realissima, ed esteriormente normale, a parte qualche piccolo dettaglio sospetto. È la storia del viaggio, via via sempre più strano, sempre più inquietante, di un orchestrale emiliano-romagnolo: il violoncellista Giuseppe Mastorna, che da Amburgo, con un grosso aereo di linea, deve raggiungere l’Italia, atteso com’è a Firenze per un concerto”.
In un momento dl lucidità, Mastorna dice: «E’ questo il regno di Dio? Non è possibile! (…) non è possibile che la morte sia questa!».
«Mastorna, come il relitto di una nave af­fondata, è andato a nutrire tutti i miei film successivi» ha dichiarato Fellini. Quel clima da oltretomba che vari spettatori hanno visto in Satyricon, Tobby Dammit, Block no­tes di un regista e, anche, nella sequenza not­turna di Amarcord, derivano da Mastorna.

La scrittura è un lungo cammino

23 aprile 2010

David Foster Wallace si è dimostrato un vero eclettico nell’affrontare qualsiasi argomento o genere narrativo.
La sua versatilità e la notevole attenzione al dettaglio del mondo fisico, delle sfumature dei sentimenti e della coscienza, lo hanno reso uno dei più influenti scrittori che gli Stati Uniti hanno prodotto negli ultimi vent’anni.
In un’intervista del 2003 dice che non è ancora sicuro di avere molto da raccontare e che per scrivere di fiction è necessario essere empatici, cercando di immaginare cosa si prova a essere l’altro.
Ci sono alcuni libri, dice, che ho letto e mi hanno profondamente cambiato. Foster fa presente che ogni buona scrittura deve in qualche modo affrontare il problema di cui vuole parlare e agire come un calmante contro la solitudine.
Siamo tutti terribilmente soli, continua. C’è però un modo che ci consente di vivere in intimità con il mondo ed è proprio attraverso la letteratura. Nel mondo reale questo stato di cose non esiste.

Scolpire le storie

20 aprile 2010

Andre Dubus è nato nel 1936 a Lake Charles, in Louisiana, in una famiglia cattolico-irlandese.
“Il cattolicesimo ha avuto grande influenza sul mio lavoro”, ha detto. “E pervade la mia scrittura.”
E’ uno dei pochi scrittori la cui opera può essere letta più volte e sempre con maggior piacere, cosa abbastanza rara oggi. Forse perché non è uno scrittore che si fa intimidire da “luoghi bui”, ma anzi scrive dei suoi personaggi con una tale empatia che sembra di essere lì con loro, ma anche con lui che ne scrive.
Dubus ha conseguito il BA al McNeese State College a Lake Charles, sempre in Louisiana, nel 1958 e si è successivamente arruolato nel Corpo dei Marine ascendendo al rango di capitano. Ha lasciato l’esercito per studiare scrittura creativa presso la Iowa Writers Workshop e ha ricevuto un MFA presso la University of Iowa nel 1965. Nel 1966 ha accettato un posto di insegnante al Bradford College nel nord-est del Massachusetts e lì ha lavorato fino al 1984.
Kurt Vonnegut definì Dubus come “uno dei maestri viventi al mondo” nella forma del racconto breve.
In Meditazioni, Dubus ha raccontato il suo dolore dopo un grave incidente avvenuto nel luglio 1986 a causa del quale trascorse tre anni di dolorose terapie prima di rassegnarsi alla sedia a rotelle per il resto della sua vita.
Dopo l’incidente, Kurt Vonnegut, John Updike e John Irving hanno raccolto fondi per aiutarlo a pagare le sue fatture mediche. Dubus tornò quindi a scrivere in segno di gratitudine per l’aiuto dei suoi colleghi e tenne seminari gratuiti per incoraggiare tanti giovani scrittori nei loro sforzi.
Dubus ha ricevuto il PEN/Malamud Award, il premio Jean Stein presso l’Accademia Americana delle Arti e delle Lettere, il Boston Globe, il Winship Lawrence Award e diverse borse di studio dalla Guggenheim Foundation, dalla National Endowment for the Arts e dalla Fondazione MacArthur.
Dubus morì nel febbraio 1999 nella sua casa di Haverhill nel Massachusetts.

Prestigiatore della parola

16 aprile 2010

I critici sono troppo spesso definiscono qualche scrittore “prestigiatore” della parola. Si dice che Steven Millhauser è uno fra questi giocolieri di lemmi perché i suoi racconti e romanzi combinano intelligentemente realismo e fantastico.
Si capisce, leggendolo, che narrare lascia un segno che modifica profondamente sia chi narra, sia chi accoglie i racconti.
Millhauser è nato il 3 agosto 1943 a New York ed è cresciuto nel Connecticut, dove il padre, Milton Millhauser, è stato professore di inglese all’Università di Bridgeport.
Ha vinto il Premio Pulitzer nel 1996 Premio con Martin Dressler.

Ogni storia contiene un mondo

10 aprile 2010

Gina Berriault è nata a Long Beach in California nel 1926. Era la più giovane di tre figli di genitori immigrati russi ebrei.
“Mio padre mi è stato mentore per lo spirito”, ha detto in un’intervista per The Literary Review. “Lui era uno scrittore freelance, che scriveva ancora su una vecchissima macchina da scrivere, la stessa su cui poi anch’io ho cominciato a scrivere quando ero al liceo.”
Durante la sua lunga carriera ha scritto quattro romanzi e tre raccolte di racconti e ha vinto diversi riconoscimenti tra cui una Guggenheim Fellowship, un premio Pushcart, e diversi premi O. Henry.
Considerata tra i grandi scrittori americani, ha raggiunto il successo commerciale in tarda età con Women in Their Beds (Counterpoint, 1996).
Gina Berriault ha insegnato scrittura creativa al Workshop della Iowa Writer’s e alla San Francisco State University.
I suoi racconti sono di una bellezza mozzafiato.
Ogni storia contiene un mondo, splendidamente illuminato dalla luce della vita. La sua scrittura, riga per riga, viene considerata tra le più intense della narrativa americana.
Da riscoprire e tradurre.

In ogni frase che scriviamo

8 aprile 2010

Tobias Wolff è uno dei grandi maestri contemporanei del racconto. Dice che proprio nella difficoltà di scrivere un racconto c’è la sua gratificazione.
Creare un racconto è in un certo senso miracoloso perché si dà vita a una storia in un distillato di poche pagine.
“Provo gioia a scrivere racconti brevi”, dice, “un meraviglioso senso di ricompensa quando si tirano fuori dal nulla certe cose.”
Wolff, che vive con la moglie e tre figli nello stato di New York, insegna scrittura creativa alla Syracuse University.
“Cerco di aiutare le persone a diventare il miglior editor possibile di loro stessi nella scrittura, per aiutarli a prendere coscienza delle cose che sanno fare meglio, delle cose di cui hanno bisogno di guardare ancora una volta, della quantità di materiale che hanno dentro di loro e da cui non hanno ancora cominciato ad attingere. Perché bisogna imparare a chiedere di più a noi stessi, in ogni frase che scriviamo. Questi sono i valori che insegno, suppongo. Non si insegnano informazioni in un laboratorio di scrittura.”