Archive for novembre 2010

Divertente e triste allo stesso tempo

29 novembre 2010

“La storia dell’amore” di Nicole Krauss, edito in Italia da Guanda, è un libro assolutamente da leggere, un romanzo importante, emotivamente straziante, uno straordinario omaggio alle cose perdute, ai misteri irrisolti, alla forza delle parole.
Una storia complessa che non si presta ad essere riassunta poiché viaggia avanti e indietro nel tempo a volte sotto forma di lettere e diari, con all’interno un romanzo nel romanzo. Uno di quei romanzi che si desidera rileggere appena finiti. Il genere di libro che rende la vita sopportabile, dopo tutto.
Nicole Krauss è nata e cresciuta a New York, vive a Brooklyn ed è sposata con un altro scrittore di spicco, Jonathan Safran Foer, autore di “Ogni cosa è illuminata”.
Ha spesso affermato di trarre la propria ispirazione dalla lettura, anche se il meglio viene dall’essere nel mondo, sulla metropolitana, camminando per la strada, conoscendo persone o paesaggi, sperimentando situazioni e condizioni.
Nicole Krauss ha un rapporto speciale con Israele e Gerusalemme in particolare. Suo fratello vive lì, così come i nonni materni. I suoi genitori ci hanno vissuto diversi anni prima di emigrare negli Stati Uniti.
“La storia dell’amore” è stato definito un romanzo divertente e triste allo stesso tempo, pieno di speranza, tagliente e pulsante di vita, poetico e misterioso. Contrassegnato da dolori indicibili e perdite intollerabili, ma anche da una gioia di vivere ostinata. Con uno straordinario personaggio come Leo Gursky, che sembra uscire fuori dalla pagina e parlare con voce propria.
Un romanzo illuminato dal calore e dalla delicatezza di una prosa davvero sorprendente, un mosaico appassionante di storie e personaggi di cui la Krauss ha sentito raccontare dai suoi quattro nonni, nati in Ungheria, Polonia, Germania e Russia, oltre che dai suoi genitori.

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Londra colorata e multiculturale

26 novembre 2010

Zadie Smith è oramai una conferma tra i nuovi grandi talenti della narrativa contemporanea. E’ nata a Londra nel 1975 da padre inglese e madre giamaicana e si è laureata in letteratura inglese a Cambridge nel 1997.
Sostiene di non aver mai partecipato a un corso di scrittura creativa in tutta la sua vita, anzi dice di averne orrore.
“Denti bianchi” (2000) è un ritratto vibrante di una Londra contemporanea multiculturale, raccontata attraverso la storia di tre famiglie di diverse etnie.
E’ un romanzo brillante che la scrittrice londinese ha scritto quando aveva solo ventiquattro anni (è stato scritto quasi in contemporanea alla sua tesi di laurea) che racchiude tutta la ricchezza, la diversità e l’assurdità della vita moderna. Un libro pieno di allusioni letterarie (che vanno da Shakespeare a Salman Rushdie e a Yeats, da EM Forster a PG Wodehouse) che aggiungono ulteriori strati di significato a un romanzo già di per sé molto gratificante.
Un libro sul multiculturalismo che fa capire quanto la diversità sia in grado di arricchire l’umanità.
I suoi personaggi, ognuno alle prese con la propria crisi esistenziale, riempiono le strade, i negozi, le caffetterie e le case a nord di Londra in un mondo a cui tutti siamo indissolubilmente legati.
Zadie Smith esamina attentamente le cause della rabbia, della sfiducia, della perdita di identità e del senso di smarrimento (ma anche del fondamentalismo religioso e della violenza) di certe comunità di immigrati e lo fa con ironia e intuito straordinari.
La sua prosa ricorda EM Forster per la dolcezza e la gentilezza con cui disegna alcuni suoi personaggi, ma anche Kurt Vonnegut per come descrive la follia umana.
“Denti bianchi” è un romanzo molto radicato nella memoria e nel passato, tante piccole storie nella storia che mescolano pathos e umorismo con ritmo vivace e fanno “vedere” come il mondo non è esclusivamente bianco.