Archive for febbraio 2011

L’inverno dello straniero

21 febbraio 2011

Gionatan Squillace è un giovane scrittore di cui sentiremo parlare. Forse anche perché ama Jules Verne e questo si avverte tra le pieghe della sua scrittura. Una scrittura penetrante di talento, potenzialmente in grado di lasciare segni indelebili.
L’inverno dello straniero“, questo il nome del suo romanzo edito da Pendragon, è una storia noir dal ritmo incalzante, imprevedibile, inquietante, decisamente cinematografico.
Una gemma oscura? Di sicuro una storia elettrizzante, “maledetta” che merita di essere letta per lo stile tormentato con cui è scritta e per l’ottima caratterizzazione dei personaggi principali.
Una storia di sofferenza ambientata tra le montagne della Valle d’Aosta, in un inverno che più freddo di così non si può.

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Aforista e aforismi

14 febbraio 2011

L’aforista può essere definito uno scapolo misogino inacidito la cui misantropia malinconica non risparmia nessuno, nemmeno se stesso?
Per scrivere aforismi di sicuro occorre esperienza, saggezza.
Senza aver saggiato, pesato le cose e gli uomini, non può esserci un pensiero aforistico…
Essere coincisi è fondamentale. L’aforisma è breve perché dev’essere memorizzabile e perché enuncia una verità definitiva, risultato di operazioni di pensiero volontariamente cancellate: una frase con o senza verbo rappresenta la dimensione canonica dell’aforisma. Ma questo tratto dominante non è un criterio assoluto: uno slogan pubblicitario o politico può essere conciso senza per questo essere aforistico.
L’aforisma cerca lo splendore della formula intonata, ritmata, regolarmente accettata.
Definisce distinguendo, stabilendo rapporti di proporzione, differenza, similitudine tra due termini…

Il processo creativo e la scrittura

13 febbraio 2011

La cosa che più mi interessa al mondo è il processo creativo. Che razza di mistero è questo che fa sì che il semplice desiderio di raccontare storie si trasformi in una passione tale che un essere umano è capace di morirne, di morire di fame o di freddo o di quel che sia pur di fare una cosa che non si può né vedere né toccare, e che in fin dei conti, in realtà, non serve a nulla…

(Gabriel Garcia Marquez)

Per Gabriel Garcia Marquez una storia può nascere da uno strano particolare, da un dettaglio di un’esperienza come per esempio un ombrello aperto in un giorno di pioggia…
Il processo creativo si alimenta con i più diversi sistemi di annotazione. Oggi il computer ha profondamente cambiato l’approccio di chi scrive al testo. Per secoli la scrittura ha fatto i conti con i limiti spaziali di una pagina e con la difficoltà “materiali” di correggere un testo senza doverlo riscrivere.
La Recherche nasce da appunti scritti su quaderni. Marcel Proust lascia a margine spazi per le correzioni e quando non c’è più spazio scrive su altri fogli (se poi lo spazio non è sufficiente li piega a fisarmonica). Nascono così, da aggiunte e cambiamenti successivi, le cosiddette paperole che possono anche raggiungere la lunghezza di un metro.
Victor Hugo, invece, ha fatto largo uso di taccuini. Le sue doti di pittore sono al servizio del testo. Gli schizzi che traccia tra le parole sono legati strettamente al testo: il disegno fa da promemoria e diventerà poi testo. Intanto è il surrogato di quello che diventerà una descrizione.
William Burroughs ha prodotto veri e propri montaggi con le pagine fatte a pezzi di un testo scritto, secondo una tecnica definita di cut up. Album e taccuini sono alla base del suo lavoro. Una sorta di album di viaggio suddivisi in tre colonne: la prima contiene gli avvenimenti, la seconda i pensieri, la terza le citazioni tratte dai libri letti.

Valori da conservare

9 febbraio 2011

Italo Calvino fu il primo scrittore italiano a essere chiamato alle Norton Lectures, una tradizione ad Harvard.
I valori letterari da conservare per il prossimo millennio? Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.
Nella prima lezione Calvino confessa onestamente il suo debole per la leggerezza (il “discorso sulla leggerezza” diventa qualcosa di più dell’analisi di un’idea: diviene in qualche modo una riflessione esistenziale sulla condizione umana), aggiungendo però che avrebbe sostenuto “le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’avere più cose da dire.”
Per dirla con Paul Valéry: “Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume”, ovvero una leggerezza che non ha nulla a che fare con l’approssimazione e l’illusione dell’ispirazione. “La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.”
Nessun proposito, dunque, di fissare una gerarchia di valori, ma quasi un atto di scusa nei confronti della pesantezza cui non si desidera negare un ruolo della stessa misura.
La sesta lezione, di cui rimangono solo appunti, era dedicata alla consistenza.

Leggerezza

“Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti di diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso.”

Rapidità

“Mi limiterò a dirvi che sogno immense cosmologie, saghe ed epopee racchiuse nella dimensione di un’epigramma.”
“Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. ‘Ho bisogno di altri cinque anni’ disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.”

Esattezza

“Come Hofmannsthal ha detto: ‘La profondità va nascosta. Dove? Alla superfice’. E Wittgenstein andava ancora più in là di Hofmannsthal, quando diceva: ‘Ciò che è nascosto, non ci interessa’.”

Visibilità

“C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: ‘Poi piovve dentro a l’alta fantasia’. La mia conferenza di stasera partirà da questa constatazione: la fantasia è un posto dove ci piove dentro.”

Molteplicità

“Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere contiunuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.”