Tentato reciproco imbroglio

Agli inizi del ‘ 900, a Firenze, Giuseppe Prezzolini su La Voce sottolineava il “rapporto di tentato reciproco imbroglio” tra scrittori e case editrici. Ne riporto qui alcuni stralci perché mi sembra che non sia cambiato molto da allora, anzi.
Lo scrittore, dice Prezzolini, assicura in ogni occasione che il suo lavoro “interesserà, andrà, si venderà”, tanto che l’editore scarica spesso “addosso al pubblico bestiale tutta l’ignoranza e il cattivo gusto del quale è, pur troppo spesso, abbondantemente fornito”. A sua volta l’editore tenta (attraverso contatti estremamente vincolanti, richieste economiche motivate dalla stampa del volume, inviti a recensire con favore i libri da lui pubblicati) “di trarre ogni utile che può da quell’autore”.
Soprattutto sulle false recensioni, fatte con “quattro paroline ammodo”, in cui occorre per forza “dire bene” di un libro, anche senza averlo letto, per non sovvertire scambi di reciproche cortesie, Prezzolini insiste non poco… Nelle recensioni, dice, bastano “due o tre idee, tre o quattro aneddoti e frasi cavate dal libro”, finalizzate esclusivamente a “carezzare la vanità degli autori e l’interesse degli editori”.
Le case editrici, dice ancora Prezzolini,  dovrebbero invece essere riconoscenti a chi esercita il libero giudizio, a chi insomma “senza tante paure, indica loro quei fabbricanti di libri che nuocciono all’andamento economico di una casa editrice e la screditano dal punto di vista intellettuale”.

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