Il serpente e il gatto

Sul web oggi si legge in abbondanza l’espressione “tagliare la testa al serpente” in riferimento a Bin Laden.
Se vogliamo restare in ambito di “parallelismo animale” e quindi di fisiognomica nella mia testa ho spesso associato la figura del presidente americano Obama a un gatto. Non so bene perché. Forse perché si muove con calma e attenzione o perché appare sempre agile e sciolto. Ma anche perché l’ho sempre considerato un politico astuto e lesto come un gatto.
A proposito di gatti,  in ambito letterario, mi viene ora in mente Il gatto con gli stivali di Charles Perrault che si configurava all’epoca in cui è stato “stampato” come eroe-simbolo di una nascente borghesia rivoluzionaria. Era la fiaba degli uomini d’affari, dei commercianti, dei manipolatori e degli abili bugiardi…
Penso anche che per gli antichi Egizi il gatto era un animale sacro protetto dalla dea Bastet, che aveva corpo di donna e testa di gatto. Lo troviamo nel Libro dei Morti in cui uccide il malvagio e mostruoso serpente Apophis quando gli taglia la testa impedendogli di rovesciare la barca del dio Ra.
Il gatto e il serpente hanno entrambi una natura furtiva. Sono tutti e due scaltri, sornioni, se ne stanno fermi, ma poi improvvisamente, quando meno te l’aspetti, dimostrano di avere riflessi fulminei. La loro abilità di cacciatori è proverbiale, ma ha in sé una duplice natura, buona e cattiva. Forse per questo suscitano diffidenza.

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