La lapide di Fabio Filzi

I nostri le sparavano dalla Croce di Sant’Antonio. Si dice che li sia anche morto un tenente Filzi, un irredento, fratello di quello che hanno impiccato assieme a Cesare Battisti. Un giorno ho incontrato i trentini che erano venuti in sopralluogo per mettere una lapide a ricordo. Lui non è stato più ritrovato. (…)

Mario Rigoni Stern, da Le stagioni di Giacomo.

Il Monte Zebio, grazie alla sua posizione, fu un caposaldo fondamentale della linea di resistenza austriaca che, tra l’estate del 1916 e l’autunno del 1918, si estendeva sull’Altopiano dalla Val d’Assa all’Ortigara. Per questo dopo il ripiegamento delle truppe italiane nel corso della Strafexpedition venne attrezzato alla difesa con un articolato sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna.
Durante l’estate i reparti italiani (in particolare le brigate Sassari e Piacenza) attaccarono più volte le posizioni austriache, ma inutilmente eccetto l’occupazione del pianoro semicircolare, posto sotto la quota 1706, avvenuta il 6 luglio 1916. Nel mese di ottobre gli italiani riuscirono a occupare quota 1603 detta “la Lunetta” che verra’ successivamente abbandonata, per i contrattacchi austriaci, rimanendo “terra di nessuno”.

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