Voglio le onde del mare

Non mi dà nessuna soddisfazione l’acqua del fiume o del lago, voglio le onde del mare, il movimento cosmico che abbraccia il mio movimento, un corpo di membra immense che mi prende con sé come una balia tiene tra le pieghe morbide del suo grande corpo un neonato. Bene, la musica fa alla mia anima quello che il mare fa al mio corpo. Io ci nuoto dentro la musica, mi tuffo di testa e di schiena, mi immergo e risalgo, ci vado lontano con il crawl, il dorso e la rana.

Maurizio Maggiani, da Il coraggio del pettirosso.

Il serpente e il gatto

Sul web oggi si legge in abbondanza l’espressione “tagliare la testa al serpente” in riferimento a Bin Laden.
Se vogliamo restare in ambito di “parallelismo animale” e quindi di fisiognomica nella mia testa ho spesso associato la figura del presidente americano Obama a un gatto. Non so bene perché. Forse perché si muove con calma e attenzione o perché appare sempre agile e sciolto. Ma anche perché l’ho sempre considerato un politico astuto e lesto come un gatto.
A proposito di gatti,  in ambito letterario, mi viene ora in mente Il gatto con gli stivali di Charles Perrault che si configurava all’epoca in cui è stato “stampato” come eroe-simbolo di una nascente borghesia rivoluzionaria. Era la fiaba degli uomini d’affari, dei commercianti, dei manipolatori e degli abili bugiardi…
Penso anche che per gli antichi Egizi il gatto era un animale sacro protetto dalla dea Bastet, che aveva corpo di donna e testa di gatto. Lo troviamo nel Libro dei Morti in cui uccide il malvagio e mostruoso serpente Apophis quando gli taglia la testa impedendogli di rovesciare la barca del dio Ra.
Il gatto e il serpente hanno entrambi una natura furtiva. Sono tutti e due scaltri, sornioni, se ne stanno fermi, ma poi improvvisamente, quando meno te l’aspetti, dimostrano di avere riflessi fulminei. La loro abilità di cacciatori è proverbiale, ma ha in sé una duplice natura, buona e cattiva. Forse per questo suscitano diffidenza.

L’avventura educativa

“… a 15 anni sta ancora aspettando, è ancora sfiduciato, ma conta sulla sorpresa dell’ultimo istante. L’acquazzone dopo la siccità, l’isola intravista tra i vapori dell’oceano, una voce diretta esplicitamente a lui…e allora io lo faccio salire sul podio, in modo che prenda atto della sua esistenza. Ad ogni piccolo miglioramento – un accento azzeccato, una doppia corretta, un verbo giusto, – gli cucivo una medaglia sul petto: il sorriso era un bronzo; la pacca sulle spalle significava l’argento; le mani in alto, come se mi avesse disarmato, equivalevano all’oro….”

Eraldo Affinati, da La città dei ragazzi

Intorno alle mura di Troia

Prima dell’alba Achille indossò le sue armi divine e condusse le sue truppe contro i troiani. Ma sotto le mura di Troia scorge Ettore, il comandante dei troiani, e, spinto dall’ira, lo sfida a duello. Per primo Achille scaglia la lancia contro Ettore, ma la lancia vola in aria sopra la sua testa e si pianta in terra. Ettore a sua volta scaglia la sua lancia contro Achille, la lancia trafigge lo scudo, ma non ferisce Achille. Allora il troiano afferra la spada e si avvicina al nemico, ma Achille scaglia la lancia con grande forza e trafigge il collo di Ettore: questi cade a terra ed esala l’anima. Allora il feroce Achille lega il corpo di Ettore al carro e lo trascina intorno alle mura della città.. Il padre e la madre di Ettore vedono dalle mura l’orrendo spettacolo e inutilmente implorano la misericordia di Achille. Ma di notte Priamo, condotto da Mercurio, viene nel tabernacolo di Achille, si getta ai suoi piedi e così lo prega: Achille, ridammi il mio corpo, io pregherò gli dei per te e chiederò per te un favorevole ritorno in patria. Allora Achille, commosso dalle parole del vecchio re, solleva da terra Priamo e ridiede il corpo di Ettore al misero padre.

(dall’Iliade di Omero)

Achille trascina il cadavere di Ettore intorno alle mura di Troia. E’ un episodio primitivo, per certi versi istintuale, ma dalla forte carica simbolica. Un episodio che prelude sia alla morte di Achille, sia alla fatale caduta di Troia…
La foto del viso senza vita di Bin Laden ostentate ed esposte sul web stamattina mi ha fatto pensare, ora come ora non so perché, a questo canto dell’Iliade.
Senza alcun dubbio, la tragedia greca è il luogo deputato in cui la vendetta compare con maggiore evidenza, ma è chiaro come ancora oggi l’esibizione della morte e l’ostensione del corpo del cadavere del nemico abbattuto siano gesti con una funzione che può essere definita sia sociale che psicologica. Oggi c’è il web e allora le mura di Troia, ma cambia poco… Sono prove di una vendetta compiuta, esatta, definitiva. Allo stesso modo di una tragedia greca, quando un personaggio dice di aver esercitato la vendetta per consolare il defunto e “dargli gioia in cuore”. Per alleviare il dolore, perché è importante credere o immaginare che l’equilibrio sociale sia stato finalmente ristabilito…
Vedendo certe immagini di oggi penso che siamo ancora figli di Achille e del teatro di Dioniso, della commedia di Aristofane e di tanti miti greci.
Mi domando anche se possono una giustizia primitiva e una vendetta essere giuste. Se siano davvero in grado di impartire una lezione cosiddetta esemplare.

Sul lavoro

Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.

Robert Heinlein