Archive for giugno 2011

Il vostro tempo è limitato

23 giugno 2011

«Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore».

Steve Jobs (dal discorso pronunciato a Stanford nel 2005 in occasione della festa del Graduation Day)

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Democratico fino all’ultima virgola

16 giugno 2011

Kurt Vonnegut ha una scrittura accattivante, dal pessimismo disincantato, molto legata all’oralità, “democratica fino all’ultima virgola” secondo Giuseppe Montesano. “Ricordando l’apocalisse” è una raccolta postuma di racconti, visioni e testimonianze molto diversi tra loro. Vonnegut viene catturato dai nazisti durante la battaglia delle Ardenne e portato a Dresda, dove fu uno tra i sette prigionieri di guerra americani che sopravvissero al terribile bombardamento alleato sulla città. Quell’esperienza, vissuta nascosto dentro un mattatoio, fu raccontata nel suo romanzo più famoso attraverso gli occhi di Billy Pilgrim (Mattatoio n. 5, 1969). Il tema degli scritti di questa raccolta è sempre forte e provocatorio e si capisce bene come il paradosso sia uno dei meccanismi comici più fortunati e preferiti di Vonnegut. Per scrivere dell’indicibile bisogna farlo attraverso il linguaggio della fantascienza perchè il realismo sminuisce la portata delle cose e non aiuta a capire fino in fondo l’orrore. “Il mio consiglio agli scrittori esordienti? Non usate il punto e virgola! E’ un ermafrodita e non rappresenta un bel nulla. L’unica cosa che suggerisce è che forse hai fatto l’università”.

Claudio Magris, L’infinito viaggiare

15 giugno 2011

Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.

(Claudio Magris, da L’infinito viaggiare)

“L’infinito viaggiare” di Claudio Magris è un libro che raccoglie racconti di viaggio dal 1981 al 2004.
Il viaggio è fondamentale nella scrittura di Magris.
Per lo scrittore triestino viaggiare è uno dei movimenti centrali della vita. E’ avventurarsi nel mondo, soprattutto incontrare gli altri. E’ un po’ come scrivere quando si attraversano diverse e sconosciute frontiere…
Non occorre andare tanto lontano per viaggiare, si può viaggiare anche nella propria città oppure nella casa dove abitiamo.
Nell’Odissea viaggiare significa vivere. Ma vivere significa anche sperimentare il senso o l’insensatezza delle cose, essere nel mondo, col mondo oppure esserne incapaci.
Viaggiare è cercarsi e trovarsi, fuori, nel mondo.


Immobilizzati per magia

14 giugno 2011

“Il professor Kreutznaer, appollaiato nel suo nido, rimase a lungo senza muoversi, solo ascoltando il lento pulsare del proprio sangue e il vento primaverile che fuori soffiava a raffiche e di tanto in tanto il roco grido infantile di un gabbiano, sorprendentemente vicino. Per quanto si sforzasse, non riusciva a sentire nulla dabbasso. Che stavano facendo? Non se n’erano andati, li avrebbe visti allontanarsi. Se li figurò in piedi nell’ingresso in penombra, immobilizzati per magia, inespressivi e muti, uno con la mano alzata, un altro chino a posare una borsa, e Licht di fronte a loro, bloccato ai piedi della scala, ad annuire e a contorcersi come una marionetta, come al suo solito.
Giocherellò con il telescopio e sospirò. Sicuro che si era sbagliato, sicuro che non era chi pensava che fosse?
Andò alla porta. Tendeva a bioccarsi ed era difficile aprirla senza fare rumore. Fece infatti il suo piccolo iik! e tremò brevemente sui cardini. Una vampa di irritazione gli fece martellare il cuore con veemenza. Rimase un attimo sul pianerottolo con l’orecchio teso…”

Come romanziere John Banville è famoso per la sua complessità. I suoi libri sono come cattedrali barocche, pieni di passaggi elaborati e, a volte, schiaccianti per il turista occasionale.
Sono romanzi quasi sempre scritti in prima persona con un uomo (solitamente anziano) che racconta la storia della sua vita.
E’ incomparabile il dono che ha Banville nella descrizione letteraria e nell’uso della metafora.
Ma che cosa lo attrae nella scrittura di un romanzo?
Soprattutto la lingua, le parole, dice.
Il mondo per lui non è reale fino a quando non sono riesce a farlo entrare tra le maglie del linguaggio.

Ruggine americana

12 giugno 2011

Ruggine americana” di Philipp Meyer è un laconico, spesso agghiacciante ritratto della vita americana. Un romanzo sul sogno americano perduto e sulla disperazione per la sua perdita, una storia piena di speranza dolente in cui si avverte forte un profondo rispetto per la lotta e il coraggio così necessari per andare avanti.
E’ la storia di due giovani, legati a una città dalla responsabilità e dall’inerzia che sognano un futuro oltre le fabbriche e le case abbandonate di Buell in Pennsylvania dove un tempo c’erano solo acciaierie e adesso c’è una crisi che li schiaccia.

Presero a nord lungo il fiume, verso Pittsburgh; a sud era foresta demaniale e miniere di carbone. Dal carbone veniva l’acciaio. Passarono davanti a un’altra vecchia fabbrica, alle sue ciminiere, non si trattava solo di acciaio, c’erano decine di industrie minori che dipendevano dalle acciaierie: utensili e stampi, rivestimenti speciali, attrezzature minerarie, l’elenco non finiva più. Formavano un sistema intricato e, quando le acciaierie avevano chiuso, era andata in crisi tutta la valle. L’acciaio era il cuore. Chissà fra quanto la ruggine avrebbe divorato tutto e la valle sarebbe tornata allo stato primitivo. Solo la pietra sarebbe durata.

Evocando i romanzi di John Steinbeck e le sue vite inquiete durante la Grande Depressione, “Ruggine americana” ci porta nel cuore americano contemporaneo in un momento di profonda inquietudine e incertezza per il futuro.
Un romanzo commovente sulla realtà desolante che annuncia l’arrivo di uno scrittore di talento (selezionato dal New Yorker fra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni), uno scrittore che ha saputo entrare nella tempesta perfetta della tragedia.
E’ un romanzo che posso solo consigliare. Raramente ho letto un romanzo così vibrante di vita in cui tutti i personaggi sono così davvero reali.

Non so se riesco a spiegarmi

8 giugno 2011

La freschezza dello spazio prodotta da un romanzo è qualcosa che davvero oltrepassa il tempo. Essere scrittore è un mestiere meraviglioso. Richiede una capacità particolare… Di solito tutti, a meno che non capiti un’esperienza come la mia, leggiamo un romanzo senza pensarci troppo, ne proiettiamo le immagini e i personaggi sullo schermo della nostra mente, e poi ce ne dimentichiamo. Però, chiaramente, ci impossessiamo dei ricordi di “qualcuno”. Per sempre.
Alcune persone vivono in un certo posto, pensano e sentono varie cose, e vivono ognuna con la propria personalità.
Quando ho incontrato di nuovo i personaggi di quel romanzo, come quando ritrovi gli amici del tempo del liceo, la mia memoria si è risvegliata con forza, facendomi battere forte il cuore, e nello stesso istante in cui le due parti di me si riunivano, i caratteri e il mondo di quei personaggi mi hanno assalito. Non so se riesco a spiegarmi.

Da Amrita di Banana Yoshimoto.

Sorprendente Daniel Alarcón

8 giugno 2011

Daniel Alarcón è nato a Lima, in Perù, nel 1977, ma è cresciuto nel sud degli Stati Uniti.
Vorrei qui segnalare la sua raccolta di racconti (il suo debutto sulla scena letteraria) Guerra a lume di candela edito in Italia da Terre di Mezzo.
La sua è una scrittura davvero potente, poetica e audace, un crudo ritratto di un mondo in trasformazione. Una di quelle voci che non si dimenticano tanto facilmente.
Le nove vibranti storie di questa raccolta sono costruite con tutta la potenza di un racconto di Flannery O’Connor, in cui si può leggere della condizione dei poveri di Lima (descritta, nella sua stranezza, come una città affascinante) e delle speranze degli immigrati a New York, di passione, di lotte civili o disastri naturali.
Alarcón ritorna in Perù (con una borsa di studio Fulbright) ed evoca il dolore e la bellezza della sua terra con precisione, fermezza e stile vibrante, oltre che con inflessibile onestà.
Se avrete l’opportunità di leggerlo vi sorprenderà per l’ampiezza delle sue storie e con descrizioni ricche di sentimento. Soprattutto lo farà con una scrittura incisiva (ma anche tagliente, vibrante, scoppiettante, intelligente, emotivamente devastante e… in crescita) capace di catturare l’energia caotica di una città in cui ogni personaggio è sinceramente reale e immediatamente convincente.