L’uomo inquieto

Ogni mattina Håkan von Enke, ex capitano di corvetta in pensione e consuocero dell’ispettore Wallander, fa sempre una lunga passeggiata, qualunque tempo ci sia, e quel giorno, a Stoccolma pioviggina. Come sempre si alza presto e poco dopo le sei fa colazione. Fa sempre lo stesso percorso e cammina a passo svelto, aiutandosi con il vecchio bastone da passeggio. E’ un mattino come tanti altri, ma Hakan von Enke quel giorno non torna a casa.
Dopo poco anche sua moglie Louise scompare non c’è una spiegazione logica. Come la filastrocca dei Dieci piccoli indiani spariscono nel nulla e a un certo punto sembra sia sparita anche quell’invisibile linea di confine tra menzogna e verità.
Kurt Wallander è in difficoltà, è turbato, qualcosa non quadra. Questa è una storia che sembra avvolta dalla nebbia e niente fa pensare che possa dissolversi in poco tempo. Pensa di essere vittima delle solite menzogne dell’alta borghesia, di segreti familiari che devono rimanere nascosti a ogni costo. Decide di avvicinarsi alla vita nascosta di Håkan von Enke percorrendo strade che ancora non conosce in cui non sempre quello che si vede è quello che sembra. Il caso è della massima importanza, ma non solo per lui.

Le opere di Henning Mankell sono state tradotte in quaranta lingue e hanno venduto oltre 30 milioni di copie. In Germania, Mankell è l’autore più letto dopo la seconda guerra mondiale e i suoi libri vendono molto più di Harry Potter. Kurt Wallander, ispettore di polizia di provincia, è uno dei più riusciti del giallo scandinavo ed europeo in generale
In L’uomo inquieto Wallander si congeda per sempre dai propri lettori. Mankell si è evidentemente stancato della sua creazione. Da anni ogni settimana riceve lettere indirizzate a Wallander, che chiedono addirittura come quale sarebbe il voto di Wallander in un referendum dell’Unione europea. Il detective è quindi diventato più famoso del suo creatore.
Il canto del cigno di una serie così amata è però sempre un grande evento e Wallander è un personaggio atipico, complesso e avvincente, un poliziotto insolito rispetto al prototipo cui si è abituati a pensare.
La storia de L’uomo inquieto è toccante e può essere anche definita una dolorosa riflessione sulla vita in cui spesso e in diversi punti vengono esplicitamente sollevate questioni di responsabilità, di moralità e di giustizia sul cupo malessere sociale della Svezia.
E’ a volte malinconico e triste, ma anche elegante, divertente e ottimamente scritto. Un meraviglioso “addio” a Kurt Wallander.

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