Vittoria o morte

Titolo del Corriere della Sera di oggi: “Preso il bunker. Gheddafi via radio: «Vittoria o morte»”.
Mi domando se lo dice davvero il Raìs oppure lo aggiunge qualche giornalista romantico…
“Vittoria o morte” è ormai una frase fatta gonfia di retorica di cui si è abusato nel corso della storia e che puntualmente ricompare quasi a rassicurare.
La bandiera di Bedford, il più antico vessillo della rivoluzione americana riporta il motto “Vince aut morire” (vincere o morire) e anche William Barret Travis concluse con “Vittoria o morte!” la sua lettera scritta durante la battaglia di Alamo.
Anche Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata scrive:

Che ‘l tuo nome e ‘l tuo stato a me si scopra
Acciocch’io sappia, o vinto o vincitore,
Chi la mia morte o la vittoria onore…

Mi domando perché in certi momenti ci si rifugi spesso dietro lo schermo delle frasi fatte, dei termini abusati, delle parole ad effetto, degli slogan e di espressioni gergali apprese nel gruppo oppure dai media.
Forse è proprio questo modo inconsapevole e conformistico di esprimersi che rende gli uomini dei ripetitori di linguaggio più che dei veri parlanti.

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