Archive for settembre 2011

Il “mandato” di Carver

29 settembre 2011

Quell’autunno alla Chico State mi iscrissi ai corsi obbligatori per la maggioranza delle matricole, ma mi iscrissi anche a un corso chiamato Creative Writing 101. Questo corso doveva essere tenuto da un nuovo membro della facoltà che si chiamava John Gardner, intorno al quale cominciava già ad aleggiare un pizzico di mistero e di fascino. Si diceva che avesse insegnato precedentemente all’Oberlin College ma che se ne fosse andato da lì per qualche motivo imprecisato. Uno studente diceva che Gardner era stato licenziato – gli studenti, come chiunque altro, si crogiolano nel pettegolezzo e nell’intrigo -, un altro diceva che Gardner se n’era semplicemente andato in seguito a una specie di discussione. Qualcun altro diceva che il suo carico di lavoro d’insegnante, quattro o cinque classi di matricole d’inglese per semestre, era troppo gravoso e che egli non riusciva a trovare il tempo per scrivere. Perché si diceva che Gardner fosse un vero scrittore, vale a dire uno scrittore di professione – uno che aveva scritto romanzi e racconti. A ogni modo avrebbe insegnato Creative Writing 101 alla Chico State, e io mi ci iscrissi.
Ero emozionato all’idea di prendere lezioni da un vero scrittore. Prima di allora non avevo mai visto uno scrittore in carne e ossa ed ero in soggezione. Ma volevo sapere dov’erano questi romanzi e questi racconti. Be’, non era stato ancora pubblicato niente. Si diceva che egli non riuscisse a far pubblicare il suo lavoro e se lo portasse dietro dentro delle scatole. Dopo essere diventato suo allievo, ebbi la possibilità di vedere quelle scatole piene di manoscritti. Gardner si era accorto della mia difficoltà a trovare un posto dove lavorare. Sapeva che avevo una famiglia con dei bambini piccoli e poco spazio per lavorare a casa mia. Mi diede la chiave del suo ufficio. Adesso vedo in quel regalo una svolta. Non era stato fatto a caso e io lo accolsi, credo, come una specie di mandato – perché di questo si trattava.

Raymond Carver in John Gardner, “Il mestiere dello scrittore“, 1989, Marietti.

Il “mandato” di cui parla Carver ha un forte valore simbolico. Non è tanto il luogo fisico in cui scrivere.
Prima che Gardner gli desse le chiavi dell’ufficio per scrivere comodo, Carver aveva vissuto situazioni precarie e spesso raccontava di quando cercava dappertutto un rifugio, ma anche della carta da pacchi per mettersela sulle ginocchia e scrivere così i suoi racconti perché non poteva farne a meno.
La vita vissuta, per chi scrive, è senz’altro maestra.
Il dilemma è tutto lì: raccontare la realtà, trasformarla, farne ciò che si vuole, usarla a fini metaforici o altro. Ma è necessario disporre un luogo in cui sperimentare l’artigianato dello scrivere e in cui trovare fiducia in un ascolto, in un riconoscimento delle proprie possibilità.

Annunci

Il salto rapido che c’è in un buon racconto

28 settembre 2011

Adoro il salto rapido che c’è in un buon racconto, l’emozione che spesso ha inizio sin dalla prima frase…
I migliori scrittori di racconti per me erano Isaac Babel, Anton Cechov, Frank O’ Connor e V.S. Pritchett. Non ricordo più chi è che mi ha passato una copia di Tutti i racconti di Babel, ma ricordo benissimo il momento in cui mi sono imbattuto in una riga di uno dei suoi migliori racconti. Me la copiai su un taccuino che a quei tempi portavo sempre con me. Il narratore, parlando di Maupassant e dell’arte del narrare, dice: «Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto».
Appena l’ho letta la prima volta, questa frase mi ha colpito con tutta la forza di una rivelazione. Era proprio quello che volevo fare con i miei racconti: mettere in fila le parole giuste, le immagini precise, ma anche la punteggiatura più efficace e corretta, in modo che il lettore venisse trascinato dentro e coinvolto nella storia, e non potesse distogliere lo sguardo dal testo a meno che non gli andasse a fuoco la casa. Forse, è un vano desiderio chiedere alle parole di assumere la forza di azioni, ma è ovvio che si tratta del desiderio di un giovane scrittore. Ad ogni modo, l’idea di scrivere in maniera abbastanza chiara e autorevole da coinvolgere il lettore mi è rimasta. t tuttora una delle mie principali ambizioni.

Raymond Carver, Da dove sto chiamando.

Carver è un narratore, ma è prima di tutto un poeta.
Scrive Antonio Spadaro che nella poesia di Carver “la parola quotidiana è tesa al massimo della propria capacità espressiva” e il suo effetto più chiaro “è la capacità di generare una sensazione di intensità legata a gesti semplici”.

A volte verrebbe da dire alla fine della lettura di una poesia: tutto qui? Quando ci si rende conto che effettivamente è tutto lì, si rilegge il testo e si apprezza che quell’atomo di vita è veramente, in genere, ben capace di generare poesia. Ciò non vuol dire che nelle poesie di Carver non ci siano momenti di aridità. Ci si può chiedere senza risposta il perché di una versificazione che appare inutile, arbitraria, poco efficace. In ogni caso la risposta può essere trovata comprendendo il fatto che le poesie di Carver restituiscono emozioni non in forma pura e distillata, ma attraverso brevi schizzi che tratteggiano piccole situazioni, ricordi, gesti, brevi dialoghi.

I grandi autori di aforismi

26 settembre 2011

Leggendo i grandi autori di aforismi si ha l’impressione che si conoscano tutti bene fra loro.

Elias Canetti

L’aforisma è, storicamente, un procedimento mnemonico impiegato da sempre in campo scientifico e in particolare in quello medico, da Ippocrate a Giovanni da Milano. Primi nel genere, gli aforismi di Ippocrate sono una raccolta di quattrocento massime di medicina generale, divisa in otto parti.
Tutte queste massime sono frutto dell’osservazione empirica e la prima di esse, che apre la raccolta riassumendo molto bene l’andamento dell’aforista, è diventata celeberrima: «La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fuggitiva, l’esperienza ingannevole».

Un vero cercatore della verità

24 settembre 2011

Se vuoi diventare un vero cercatore della verità, almeno una volta nella tua vita devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutte le cose.

René Descartes-Cartesio

Dubitare delle cose è forse l’unico mezzo per conoscerle.

“Avevo molti dubbi, questo è chiaro. Non era qualcosa di particolarmente negativo, ma nessuno mi aveva detto che non lo era. Soffrivo a forza di dubitare e avrei potuto rispiarmarmi quell’inquietudine, dubitare e basta, senza farmi tanti problemi. Ignoravo che dubitare è scrivere…” (Marguerite Duras)

“Dubitare di tutto o credere tutto sono due soluzioni egualmente comode che ci dispensano, l’una come l’altra, dal riflettere.” (Henri Poincaré)

Giornate che sono filosofie

23 settembre 2011

Ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita, che sono appunti a margine, pieni di altra critica, nel libro del nostro destino universale. Questa è una di quelle giornate, lo sento. Ho l’assurda impressione che con i miei occhi pesanti e col mio cervello assente si stiano tracciando, come con un lapis insensato, le lettere del commento profondo e inutile.

Fernando Pessoa

Una sola pietra ben mirata

23 settembre 2011

Non usate paroloni per trattare questioni semplici. Un uomo che usa troppe parole per esprimere concetti semplici è come un cattivo tiratore che invece di lanciare contro un oggetto una sola pietra ben mirata, ne lancia una manciata a caso sperando di colpirlo.

Samuel Johnson 

 

«La storia», scrisse ancora Samuel Johnson, «nella misura in cui non è confermata da prove contemporanee, è un romanzo».

L’essenziale è invisibile agli occhi

20 settembre 2011

La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me, è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro, allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… Disse la volpe: ecco il mio segreto. È molto semplice: non vedo bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Antoine de Saint-Exupéry, da Il piccolo principe.