L’arco di trionfo di Berlino

Hitler aveva particolarmente a cuore l’arco di trionfo di Berlino.
Lo aveva profondamente voluto e immaginato nei suoi disegni sin dal 1925. Albert Speer, lo scenografo del nazismo, ne costruì un modello, alto quasi quattro metri e sulla base di questo primo progetto, per il cinquantesimo compleanno di Hitler, nell’aprile del 1939. Poco tempo prima le truppe tedesche erano entrate a Praga e il frangente pareva oltremodo appropriato per un arco di trionfo. Hitler fu toccato
nel profondo da quel regalo. Ne era attratto di continuo, lo rimirava a lungo, lo mostrava con trasporto ai propri ospiti.
Uniti dalla passione per l’architettura, Hitler e Speer si erano spesso soffermati a parlare di questo di questo arco di trionfo che doveva arrivare ad un’altezza di centoventi metri, più del doppio dell’Arc de Triomphe di Napoleone a Parigi.

«Sarà almeno un degno monumento per i nostri morti nella guerra mondiale. Il nome di ciascuno dei nostri 1.800.000 caduti sarà scolpito
nel granito!». Queste parole di Hitler furono riportate da Speer e in un certo senso sintetizzano la veemente essenza di Hitler.
La sconfitta della Prima guerra mondiale non viene ammessa, ma è anzi mutata in vittoria. I vivi li dovranno ricordare e celebrare con un arco di trionfo enorme che supererà di gran lunga quello di Parigi per grandezza e fasto. Si prevedeva di costruirlo con pietra dura perché si pensava che sarebbe durato in eterno.

Scrive Elias Canetti che “l’arco di trionfo di Hitler è costituito da questo enorme numero di caduti. Non sono i morti della sua nuova guerra, progettata e voluta da lui, bensì quelli della prima, in cui egli stesso come ogni altro era stato soldato. Egli le è sopravvissuto, ma le è rimasto fedele e non l’ha mai rinnegata. Dalla coscienza di quei morti ha tratto la forza per non ammettere mai l’esito di tale guerra. Erano la sua massa quando ancora non ne aveva altra, ed egli sente che essi sono ciò che gli ha permesso di conquistare il potere; senza i morti della Prima guerra mondiale, Hitler non sarebbe mai esistito. La sua intenzione di raccoglierli insieme nel proprio arco di trionfo è un riconoscimento di questa verità e del suo debito verso di essi. Si tratta però del suo arco di trionfo e porterà il suo nome. Difficilmente qualcuno leggerà molti altri nomi; e anche se verranno davvero incisi 1.800.000 nomi, la grande maggioranza di essi non sarà mai presa in considerazione. Ciò che resterà nella memoria sarà il loro numero, e quel numero enorme appartiene al suo nome.”
Lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939 fece abbandonare questo e altri progetti.

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