Tomas Tranströmer: musica e poesia

Il premio Nobel per la Letteratura 2011 è Tomas Tranströmer, poeta, psicologo, traduttore. La sua poesia è stata profondamente influente nella nativa Svezia, ma lo è stata anche nel resto del mondo tanto che il suo lavoro è stato tradotto in almeno una cinquantina di lingue.
Tranströmer è nato nel 1931 a Stoccolma, dove è cresciuto, ma ha trascorso molte estati sull’isola di Runmarö evocando, nei suoi primi lavori, quel paesaggio che si rifà alla tradizione estetica della poesia della natura svedese.
Ha iniziato a scrivere in giovane età, quando era studente alla scuola di latino Södra di Stoccolma. Si è laureato in psicologia dell’Università di Stoccolma nel 1956 e ha continuato a scrivere anche quando lavorava come psicologo e fu colpito da un ictus nel 1990. Da allora, ha continuato a scrivere e ha pubblicato due opere, Sorgegondolen (1996) e Den Stora Gatan (2004).
Tranströmer scrive generalmente in versi liberi e usa immagini semplici della natura e della vita di tutti i giorni mettendole a confronto con altre immagini contrastanti che trasformano il suo modo di fare poesia in un’esperienza surreale che rivela una visione mistica molto originale sugli aspetti universali della mente umana.
Tranströmer ha scritto e scrive spesso di musica. Per la “cronaca” è un musicista dilettante e suona pianoforte e organo. Nel 2002 la Bonnier Audio ha pubblicato un suo compact disc contenente alcune registrazioni di varie letture della sua poesia, oltre all’esecuzione di alcuni pezzi per pianoforte classico.
Lui e il poeta americano Robert Bly sono grandi amici e la loro corrispondenza è stata pubblicata nel libro Air Mail.
In Italia è stato pubblicato solamente dall’editore Crocetti per cui a giorni uscirà una nuova raccolta: Il grande mistero. Nel 2008 sempre Crocetti aveva pubblicato Poesia dal silenzio. Nel 1996 alcune poesie di Tranströmer erano state pubblicate nel volume Antologia della poesia svedese contemporanea.

Pagina di libro notturno

Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.
E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.
Uomini con futuro
invece di volti.

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