Salutandovi indistintamente

Peppino: Hai detto “signorina”// Totò: È endrata na signorina? Peppino: E che ne so/ io? Totò: Signo… Peppino: Avandi! Totò: Animale! Signorina! È l’indesdazione autonoma// Della lettera// Oh! Signorina//

Signorina (intestazione autonoma)
veniamo noi con questa mia a dirvi, adirvi una parola, che scusate se sono poche ma 700 mila lire… a noi ci fanno specie che quest’anno, una parola, c’e’ stata una grande morìa delle vacche come voi ben sapete. : Questa moneta servono a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo. ;
salutandovi indistintamente
i fratelli Caponi (che siamo noi)

Nella scena della dettatura della lettera (Totò Peppino e… la malafemmina) tra i fratelli Caponi, Totò e Peppino De Filippo toccano vertici altissimi sul piano dei tempi di recitazione e della sintonia scenica. Non a caso verranno ripresi nell’omaggio che Massimo Troisi e Roberto Benigni tributano loro nell’analoga scena di Non ci resta che piangere.
La gag della lettera verrà ripetutamente sfruttata nel cinema comico napoletano.
Totò si forma come attore nella tradizione comica teatrale napoletana e di questo patrimonio se ne serve sul set cinematografico.
Ne elabora, anzi, una nuova, fantasiosa formula.
Nel film Peppino De Filippo e Totó sono impegnati nella stesura di una lettera indirizzata alla presunta malafemmina, ovvero alla soubrette di teatro che un loro nipote ha conosciuto a Milano. In realtá, il film puó essere interpretato come una versione rinnovata della tradizionale satira del villano (quella, cioé, che ci riporta a un ricchissimo filone della letteratura comica quattro-cinquecentesca). Questo genere di satira, qui traslata con svariati e dissimili espedienti, si esprime, sul versante linguistico, con la presa in giro dell’italiano popolare scritto di due meridionali di stanza a Milano.
Tutta la comicitá della lettera sta proprio nel mettere in risalto tutta una serie di digressioni, scorrettezze, strafalcioni, sgrammaticature, refusi, svarioni (rispetto allo standard grafico, grammaticale, lessicale e testuale) del testo epistolare.
La scena esprime anche un fenomeno sociolinguistico che si verificava soprattutto tra ‘800 e ‘900, quando, con sempre maggior frequenza, persone provenienti dai ceti popolari si trovavano di fronte alla necessità di scrivere un testo come una lettera o un documento.
Totó, in anticipo sui linguisti, intuisce la forza e la vitalità delle “scritture illetterate” e porta tutto ciò sulla scena con grande efficacia rappresentativa. Usando, tra l’altro, il genere più caratteristico delle scritture semicolte, quello epistolare. La gag della lettera diventa così, nelle mani di Totò, uno strumento di elegante e moderna comicità linguistica.

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