Solo se volenterosi

Era una cittadina tipica di quella provincia: ordinata, tranquilla, dove non accadeva mai nulla di importante. Imboccai Via Roma, che attraversava il centro abitato da un capo all’altro e parcheggiai la Dyane vicino all’Hotel Edelweiss. Sull’altro lato della strada c’era un giornalaio, la cui vetrina fungeva da bacheca per gli annunci economici locali, appiccicati ai vetri con lo scotch.
Non riuscii a resistere al fascino di quello spaccato sociale. A Plavis, messaggi del genere avrebbero pubblicizzato posti liberi negli appartamenti in condivisione. Requisiti: senso dello humour, non fumatori, alla mano. Oppure computer praticamente nuovi di cui ci si doveva disfare e gattini alla ricerca di case senza cani. Qui, invece, gli annunci offrivano decespugliatori in surplus, sci da fondo usati, soprattutto bidoni aspiratutto. L’Hotel Edelweiss cercava camerieri e cameriere e richiedeva di presentarsi «solo se volenterosi». Un biglietto sconsolato chiedeva notizie di Miki, «gatto bianco senza coda», sparito di casa dieci giorni prima, la cui scomparsa aveva provocato nei suoi padroni «angoscia, abbattimento, sconforto».
Entrai nell’edicola. Una donna in là con gli anni, con i capelli raccolti sulla nuca, sbucò da una porta scostando una tenda. In sottofondo, da un punto imprecisato, si sentiva una musica a basso volume. Brahms, riconobbi…

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