Il campo alla fine della giornata

Piero era l’unico contrabbandiere in grado di fare il Grappa d’Inverno, di attraversarlo per lungo con un carico completo di tabacco.
Amava quella vita, l’inverno silenzioso, le interminabili distese nevose non toccate da piede umano. Intorno a lui, in quell’aria immobile, si elevavano picchi ghiacciati e nessun altro fumo d’accampamento. Solo lui si muoveva in quegli spazi, ma non si sentiva per nulla oppresso dalla solitudine.
Amava quei giorni di fatica, i suoi muli e lo spettacolo luccicante delle stelle in alto.
Specialmente amava il campo alla fine della giornata, quando vedeva quel quadro che aveva sempre desiderato dipingere e che sapeva non avrebbe mai dimenticato: uno spazio di neve sopra a cui ora ardeva il fuoco. Un dipinto in cui c’erano il letto, un paio di coperte di pelle di coniglio distese sui rami di abete tagliati di fresco, la caffettiera annerita e il secchio appoggiato su un tronco, gli scarponi messi ad asciugare su bastoncini davanti al fuoco, le racchette piantate perpendicolarmente nella neve; e dall’altra parte del fuoco, rannicchiati al calore della fiamma, i muli col pelo coperto di ghiaccio e tutt’intorno la muraglia di tenebre misteriose.

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