Tacchini

Avevo nostalgia di quando ero piccolo, prima che prendessimo i tacchini. Avevamo le mucche allora, e vendevamo il latte al caseificio. Un allevamento di tacchini non è nemmeno lontanamente gradevole come una stalla di vacche da latte o di pecore. Si vede subito che i tacchini sono avviati al destino sicuro di carcasse congelate e carne da tavola. Non fanno neppure finta di avere una vita loro, quel pigro idillio tipico di bovini e suini a zonzo nel prato a chiazze. Le rimesse dei tacchini sono edifici pratici e lunghi: baracche di lamiera. Niente travi né fieno né tiepide stalle. Perfino l’odore del guano sembra più lieve e offensivo del tipico afrore di letame da stalla. Neanche l’ombra di covoni di fieno e staccionate, cinguettii di uccelli e biancospini in fiore. I tacchini venivano semplicemente messi fuori in un unico lungo prato di cui facevano piazza pulita a beccate. Non sembravano affatto dei grandi uccelli, ma panni da bucato svolazzanti.

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