Archive for marzo 2012

Il ghiaccio fra le mani

31 marzo 2012

Stephen è forse rimasto troppo tempo lontano da Sawgamet e dal Canada più selvaggio. Se n’è andato a sedici anni per frequentare il seminario, è diventato prete anglicano, ha attraversato l’Atlantico, ha fatto il cappellano di guerra ed è tornato nel giugno del 1919, sbarcando dalla nave il giorno in cui si è firmata la pace di Versailles. A sua madre sarebbe piaciuto averlo lì vicino a lei, a Sawgamet, ma c’era già padre Earl e Sawgamet non aveva bisogno di un altro prete. Per questo Stephen è finito a Vancouver, con una chiesa e una moglie tutte per lui. A Sawgamet ci veniva in visita di rado, ma ora c’è tornato perché padre Earl lo ha chiamato a prendere il suo posto nella chiesa anglicana. Padre Earl lo aveva invitato qui ancora prima che si sapesse che sua madre stava per morire e Stephen ha corso il rischio di arrivare troppo tardi al suo capezzale.
Mentre adesso è lì, nella casa della sua infanzia, davanti alla madre morente, Stephen pensa che ha avuto diverse occasioni di ripetere agli altri la solita omelia secondo cui Dio opera in modo misterioso, che spesso non c’è modo di comprendere il suo operato. Pensa, ma non ne è convinto. Rivede  allora suo padre e suo nonno e li pensa come se fossero delle creature divine. Non divinità in senso religioso, ma figure simili agli dèi che secondo gli indiani abitano questi boschi del Nord. In questo senso, si dice Stephen, suo padre e suo nonno sono degli dèi: hanno sottomesso la foresta, portato la civiltà a Sawgamet e nelle storie tramandate fino a lui è impossibile distinguere il mito dalla realtà.
Pensa, Stephen, che gli rimangono solo queste ultime, poche settimane per restare accanto a sua madre e per cercare di separare la verità dalla leggenda…

Ambientato nelle gelide terre selvagge del Canada occidentale, Il ghiaccio fra le mani di Alexi Zentner evoca fortemente la crudezza della frontiera del 19° secolo riuscendo a integrare una rilevante gamma di stili nella sua trama forte, complessa, inquietante.
Un romanzo d’esordio prezioso, di valore, una grande storia raccontata da un narratore istintivo, naturale. Una scrittura travolgente, tumultuosa, furibonda, piena di fantasmi, di spiriti e di misteri. Ricorda Galore, tentacolare romanzo di Michael Crummey, per come Zentner esplora il significato del mito e della religione ricordandoci in modo spesso veemente quanto l’essere umano sia legato in modo così profondo alle forze più oscure e recondite della natura.


Alexi Zentner

Il ghiaccio fra le mani
(traduzione di Federica Oddera)
Einaudi
2012

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Leonard Cohen e il tormento della bellezza

31 marzo 2012

Classe 1934, canadese con cittadinanza ideale in Europa, romanziere e poeta prima che cantautore prediletto da più generazioni, Leonard Cohen è per la musica popolare quello che il suo compatriota Glenn Gould è stato per la classica: un artista eccentrico e affascinante, inventore di un linguaggio proprio e subito riconoscibile. Non a caso figura nel “Dizionario della Letteratura Universale del Novecento”. Non a caso le sue liriche (la prima raccolta, Let us compare mythologies, è del ’56) sono confluite con naturalezza nella musica cristallizzando idee, sentimenti, inquietudini, emozioni, turbamenti che percorrono il nostro tempo. Dalla leggendaria Suzanne alla struggente Chelsea Hotel dedicata a Janis Joplin, fino alle apocalittiche visioni di The Future, le canzoni di Leonard si identificano da sempre, con la sua voce roca e dolcissima. Ma sono, anche, da leggere, capire, interpretare, decifrare…

Irradiazioni

31 marzo 2012

Colui che sarebbe diventato il decano della letteratura tedesca contemporanea, Ernst Jünger (classe 1895), non ha ancora toccato la cinquantina quando si ritrova, autore ed entomolgo già laureato, tra le truppe d’occupazione a Parigi. E’ reduce dal fronte russo, veste la divisa di capitano della Wehrmacht, ma non è un “vero soldato”. E’ un aristocratico intellettuale, che frequenta la buona società e i teatri di prosa, corteggia le belle donne, spulcia tra le tentazioni per bibliofili dei bouquinistes, visita l’atelier di un pittore spagnolo che si chiama Picasso, va a caccia di starne, beve del vecchio Borgogna con personaggi che non si considerano collaborazionisti, sembra non avere nessuna notizia dell’Olocausto, anche quando fa veloci rimpatriate in Germania.
Questo di Jünger è uno dei diari più sconcertanti scritti durante la seconda guerra mondiale. Se non l’avete fatto finora, leggetelo subito.


Ernst Jünger
, Irradiazioni, Parma, Guanda, 1993.

L’isola che brucia

29 marzo 2012

Un corpo ritrovato e sepolto sotto la sabbia di qualcuno precipitato in un mare di scogli. Un oscuro mistero d’agosto nell’isola di Stromboli. Un’estate rovente e morbida: splendide ville, gelsomini, rosmarini e bougainville, cene in terrazza, meravigliosi giardini, cani, gatti, vegetali, minerali, uomini di successo, ricercate nobildonne, ammalianti efebi.
Coinvolgente e affascinante già dall’incipit, L’isola che brucia di Gianni Farinetti è un romanzo sciolto, incalzante che corre a pieno ritmo.
Scrittore attento e partecipante di una società che si caratterizza per le sue stravaganze, i modo ostentati, le manie, Farinetti si distingue per eleganza e originalità grazie a una scrittura peculiare e rigorosa che sa colpire nel segno.
Colpiscono i dialoghi concitati e incalzanti, frequenti, ma essenziali. L’alta tensione, gli splendidi paesaggi, l’effetto della natura, la grande varietà della vegetazione e soprattutto la presenza del vulcano, vero protagonista del romanzo, che “chiude nel suo abbraccio tutta l’isola, essendo lui stesso tutta l’isola…”


Gianni Farinetti

L’isola che brucia
Marsilio
2012

L’isola degli animali

28 marzo 2012

Alla vigilia della seconda guerra mondiale Corfù per il piccolo Gerry è una terra incontaminata e ricca di avventure.
La natura è il libro di scuola su cui studiare, con le sue infinite varietà di uccelli, pesci e insetti da collezionare, osservare e allevare. Accanto all’inesauribile ricchezza delle specie animali, Gerry ha però anche a che fare con la fauna umana, fonte di continui spunti di comicità. A cominciare dalla famiglia: Margo, la sorella, che segue strane cure dimagranti; il fratello Leslie, appassionato di armi e balistica; l’altro fratello, Larry, lo scrittore dallo spirito caustico e la battuta pronta che introduce nella villa dei Durrell, già affollata di animali più o meno domestici, ospiti alquanto stravaganti.
Intorno alla villa degli inglesi c’è poi il mondo dei nativi, cui Gerry partecipa con entusiasmo: la pesca, la vendemmia, i matrimoni, le nascite. Raccontati con la vena limpida e l’umorismo inesauribile di un grande scrittore, gli episodi si susseguono e suscitano nel lettore il desiderio che dopo l’ultimo ne segua un altro e poi un altro ancora.
Un libro e una scrittura splendidi ricchi di un salutare e spensierato umorismo.


Gerald Durrell

L’isola degli animali
(traduzione di Laura Noulian)
Neri Pozza
2011

La storia della storia

28 marzo 2012

La notte è ormai bassa sul bosco quando Margaret si risveglia guardandosi intorno. C’è una valigetta di pelle buttata per terra di fianco all’albero a cui è appoggiata e nel compiere quel movimento si rende conto che le fanno male tutte e due le mani, ma non sa spiegarsene il perché.
Poco dopo si sveglia vicino a una stazione ferroviaria, ad Ahrensfelde, ed è di nuovo in mezzo all’erba e agli alberi, ma ormai non è piú mattino presto ed è finita al limite est di Berlino invece che a ovest. Sale in treno perché vuole tornarsene a casa. Un dipendente delle ferrovie le domanda il biglietto e Margaret infila una mano nella tasca del suo pesante cappotto da uomo e ci trova un passaporto americano inzuppato d’acqua, tasta il taschino dall’altro lato e ci trova un documento universitario plastificato con un abbonamento ferroviario semestrale.
Quando arriva a casa, nel suo appartamento di Schöneberg, ha solo voglia di dormire e si sente tanto leggera che per andare in camera da letto non ha quasi bisogno di camminare.
A quel punto una Margaret s’infila sotto le coperte e dorme, mentre un’altra, l’ombra della ragazza addormentata, va ad aprire l’armadio e tira fuori tutto, porta i vestiti in cortile e li butta nell’immondizia. Poi torna in camera da letto, s’infila di nuovo sotto le coperte con la Margaret che dorme e le due diventano un tutt’uno…
Quando la Margaret riunificata si risveglia si sente in un nuovo pianeta e riprende la sua vecchia vita.
Margaret Taub lavora per Hello, Berlin! e fa la guida turistica. Fa camminare i turisti da una parte all’altra di Berlino: per Hackescher Markt e sull’Isola dei Musei, in fila indiana lungo Unter den Linden, attraverso la Porta di Brandeburgo, a sud oltre i cantieri color polvere, e sulle tracce del Muro ormai scomparso. Mentre li porta in giro, Margaret racconta ai turisti delle commedie e delle tragedie di Berlino, degli antichi cabaret di Friedrichstrasse e delle tirate di Honecker, della notte del 1989 in cui era caduto il Muro e di quella del 1938 in cui sono andate a fuoco le sinagoghe, del pomeriggio del 1967 in cui gli studenti sono usciti dalle loro case per la visita dello Scià, della notte del 1919 in cui i soldati dei Freikorps hanno ucciso Rosa Luxemburg.
Nelle settimane successive al suo risveglio nel bosco Margaret continua a fare la guida come sempre e per un po’ tutto sembra tornare come ai vecchi tempi. Poi però in Autunno, chissà perché, Margaret diventa strana e vivrà tutta una serie inspiegabile di episodi che la cambieranno profondamente…

Margaret Taub, con la sua amnesia, vuole ricordarci l’amnesia collettiva del popolo tedesco sulla follia di massa del periodo nazista. Come suggerisce il titolo, La storia della storia è un libro cerca di interrogare il nostro bisogno di guardarci indietro, di capire e decifrare.
Berlino ribolle e respira in ogni pagina di questo romanzo doloroso e imprevedibile, misterioso fino alla fine.
Ida Hattemer-Higgins è qui alla sua prima opera, ma dimostra di avere un talento audace e prodigiosamente dotato. Riporta letteralmente in vita Berlino in un modo indimenticabile, sontuoso, mai visto.
La storia della storia
è il tipo di romanzo di cui si dovrebbero leggere dalle venti alle trenta pagine per volta per decifrarne con calma il significato. Un romanzo sulla memoria e sull’oblio anticonformista, postmoderno (narrazione frammentata, sequenze oniriche bizzarre, narratore inattendibile) che intriga e affascina in un modo diverso, fuori del comune.
Un’esplorazione creativa della storia oscura e impenetrabile di Berlino e del Terzo Reich che non può essere ignorata.

Twitter:@marcoliber


Ida Hattemer-Higgins

La storia della storia
(traduzione dall’inglese di Massimiliano Morini)
Neri Pozza
2011

Collaborare è un’arte

27 marzo 2012

Scrive Richard Sennett che è deprimente quando, negli Stati Uniti, gli capita di ascoltare le radio di estrema destra in cui troppi discorsi sono pieni di “‘fanculo” nei confronti delle femministe, dei democratici progressisti, degli intellettuali laici, delle coppie di fatto, degli omosessuali, oltre che, naturalmente, dei socialisti.
Oggi, fa presente Sennett, gli Stati Uniti sono diventati una società sotto certi aspetti tribale in cui la gente non vuole vivere in comune con chi ha idee differenti. Qui in Europa, d’altro canto, non possiamo certo stare allegri al riguardo: il tribalismo, nella forma del nazionalismo, ci ha letteralmente portati alla rovina nella prima metà del Novecento…
Il tribalismo accosta la solidarietà per l’altro simile a me con l’aggressività contro il diverso da me. E’ un impulso naturale e quasi tutti gli animali sociali sono tribali. Nelle società umane, però, il tribalismo può risultare deleterio. Le società complesse come la nostra comprendono etnie, razze e religioni differenti e obbligare tutta questa complessità in un unico stampino culturale sarebbe oppressivo politicamente e contrario alla verità di ciò che siamo. L’identità di ciascuno è un mescolanza di sentimenti, affiliazioni e comportamenti che raramente si incastrano in modo perfetto e ogni appello all’unità tribale indebolirebbe questa grande complessità individuale.
Aristotele mise per primo in guardia contro l’aspetto opprimente dell’unità. La polis per lui veniva da un atto di sinecismo (da syn = “insieme” e oikos = “casa”), la riunione di clan familiari dispersi, ciascun “oikos” con tradizioni, affiliazioni, proprietà, divinità sue proprie. Ai fini del commercio e dell’aiuto reciproco in caso di guerra, la polis è composta di uomini differenti fra loro in quanto “popolazioni simili non possono dare luogo a una polis”.
La mentalità tribale ci fa invece sentire certi di sapere come sono fatti gli altri senza conoscerli di persona, ci fa credere a fantasie spesso dettate dalla stessa paura.
Collaborare è quindi difficile e c’è bisogno di un’abilità che è innata nell’uomo. Aristotele chiama questo tipo di abilità techne, che è la capacità tecnica di far essere una cosa, facendola bene. Per questo collaborare è un’arte, un’abilità sociale importante che va dal semplice dire grazie e arriva alle più complesse forme di diplomazia. E’ capacità di ascoltare, confrontarsi, dialogare per arrivare a conseguire opere e risultati che da soli sarebbe impossibile raggiungere.
Un libro proficuo e fecondo questo di Sennett. Da tenere sulla scrivania per riaprire e, perché no, rileggere.

Twitter:@marcoliber


Richard Sennett

Insieme
Rituali, piaceri, politiche della collaborazione
(traduzione di Adriana Bottini)
Collana Campi del sapere
Feltrinelli
2012