I dispiaceri del vero poliziotto

Amalfitano aveva ben presente quello che Padilla gli raccontava con tanto trasporto, del fatto che in un futuro non troppo lontano gli sarebbe piaciuto fare il regista di un film. Il film si sarebbe intitolato Leopardi e secondo Padilla sarebbe stato il classico polpettone in stile hollywoodiano sulla vita del poeta di Recanati. Il film di Padilla, però, visto che non avrebbe potuto contare su nessun finanziamento, avrebbe serbato i ruoli più importanti non ad attori di grido, ma a colleghi scrittori, che avrebbero anche lavorato gratis per amore dell’arte o solo per mettersi in mostra. La parte di Leopardi era destinata a un giovane poeta eroinomane di La Coruña di cui Amalfitano non si ricordava il nome. Il ruolo di Antonio Ranieri era per lo stesso Padilla perché lo riteneva il più intrigante. A fare il conte Monaldo Padilla ci vedeva bene Vargas Llosa a cui, spiegava, la parte andava a pennello… Poi c’erano le poesie da interpretare che dovevano essere apparizioni fisiche di attori e non solamente delle sequenze di parole. Gli interni Padilla pensava di girarli nel suo appartamento dell’Eixample e nella palestra di un ex amante nel quartiere di Gràcia. Gli esterni, invece, li avrebbe registrati nel quartiere gotico di Barcellona, ma anche a Sitges, a Manresa, a Girona, a Olot e a Palamós. Padilla aveva anche un’idea strana per ricreare la Napoli del 1836 con l’epidemia di colera che aveva devastato la città, ma ad Amalfitano quell’idea così innovativa non veniva proprio in mente…

I dispiaceri del vero poliziotto è un romanzo incompiuto di una qualità letteraria non comune. Un romanzo ipertestuale e labirintico che ricorda, sotto molti aspetti, 2666.
E’ un Roberto Bolaño al meglio che costruisce sulla carta un dedalo di storie aprendo di continuo nuovi percorsi o collegamenti grazie a una scrittura visionaria e delirante spesso frammentaria e provvisoria, ma a suo modo accurata, precisa.
Leggere un romanzo incompleto può essere scoraggiante, un esercizio intellettuale riservato solo ad appassionati. Qui ciò che conta non è il tutto, ma le centinaia di pezzi che compongono il puzzle, tutti quei frammenti  sfavillanti e radiosi che abbagliano per la loro vitalità.
La lettura de I dispiaceri del vero poliziotto è un gioco doppiamente emozionante perché, se da un lato bisogna comporre il puzzle delle storie, dall’altro è necessario immaginare e rappresentarsi tutto quello che lo scrittore cileno non ha scritto.
S-t-r-a-o-r-d-i-n-a-r-i-a-m-e-n-t-e Bolaño.


Roberto Bolaño

I dispiaceri del vero poliziotto
(traduzione di Ilide Carmignani)
Collana Fabula
Adelphi
2012

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2 Risposte to “I dispiaceri del vero poliziotto”

  1. Cletus Alfonsetti Says:

    (preso, “al buio”…e ancora di là) conto di spararmelo con la dovuta concentrazione, predisponendomi al piacere come davanti ad una Sacher maestosa.

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