Manuale per sopravvivere agli zombi

Uno zombie non è opera della “magia nera” e nemmeno di altre forze soprannaturali. Si diventa zombie per un virus denominato solanum, parola latina foggiata da Jan Vanderhaven, che per primo identificò la malattia.
Il solanum passa all’azione spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. In modo ancora non del tutto chiaro, il virus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per poi replicarsi. E’ qui che cessa ogni funzione corporea. Il cuore si blocca improvvisamente e il soggetto infetto risulta morto. Il cervello malgrado ciò resta in vita in una sorta di letargo e il virus ne modifica le cellule dando vita a un organo del tutto nuovo indipendente dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa cruciale, il cervello non-morto può utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un essere che dal punto di vista fisiologico non ha niente a che fare col corpo originale.
Non è mai stato trovato in natura un campione isolato di questo solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi del mondo ne sono sprovvisti. Le ricerche, ciò nonostante, sono ancora in corso…

Max Brooks, figlio di Mel Brooks e Anne Bancroft, ha messo insieme un libro piuttosto singolare che è semplicemente impossibile da classificare. Manuale per sopravvivere agli zombi si rivela un’oltraggiosa parodia e una guida di sopravvivenza a tutti gli effetti che prepara l’umanità per la sua battaglia finale con gli zombie. E’ così meticoloso e ben studiato che spesso è più spaventoso che divertente…
Brooks delinea praticamente ogni possibile incontro tra uno zombie e un umano, redige piani dettagliati per la difesa e l’attacco e tratta in modo particolareggiato di attacchi zombie del passato.
Mi aspettavo qualcosa di commerciale e scontato, ma Manuale per sopravvivere agli zombi mi ha sorpreso.

Twitter:@marcoliber


Max Brooks

Manuale per sopravvivere agli zombi
(traduzione di Stefano Suigo)
Einaudi
2012

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