Tenersi la mano nel sonno

Un uomo e una donna, dopo aver preso parte al matrimonio della loro ex, si trovano a fare un percorso insieme, un viaggio assurdo e surreale nel quale provano a lenire il dolore per la loro perdita come possono, annegandolo nelle birre ghiacciate o in una vicinanza insensata, seduti presso un fiume sotto la luna…
Un giovane uomo apprende che la sua ragazza, anzi la sua ex da sole due ore, ha avuto un incidente ed è morta. Lui non riesce a provare nulla. Soltanto un atto apparentemente assurdo e senza senso gli regalerà finalmente la coscienza del dolore.
Evelyn ha diciannove anni e un giorno impara che vi sono legami che nascono da strane alchimie, attraverso incontri bizzarri, legami che permettono ai lutti che ciascuno si porta dentro, per una morte, un rimpianto, una frustrazione, di rendersi sopportabili.
A volte l’infanzia è fatta di silenzi, di cose importanti taciute per indifferenza o disattenzione. Ed allora ad un bambino può servire il vestito rosso della sua mamma a fare da trait d’union tra i suoi sogni e le convenzioni degli adulti.

Le undici short stories dell’americano Kevin Canty, classe 1953, sono istantanee bellissime e crude, tristi e reali, delicate e terribili, lampi improvvisi e lucidissimi capaci di raccontare una vita in un momento, attraverso piccoli gesti che paiono spesso immobili, e di creare atmosfere dense di emozioni attorno a dialoghi brevi ed essenziali. Una sensibilità narrativa non indifferente,la sua, una bravura che sa narrare per sottrazione, come un cesellatore. Spesso le storie non hanno nemmeno una conclusione; dice Canty :” Il resto della storia prende vita nella mente del lettore grazie al retrogusto che ha saputo lasciargli”. I racconti, penetranti come lame affilate, hanno decisamente un sapore carveriano e lasciano in bocca un gusto amaro, proprio come fanno i momenti della vita in cui accade quel qualcosa che ci cambierà per sempre: “I momenti che ci formano come individui […] sono sempre quelli pieni di sofferenza”. Non c’è mai nulla di troppo spiegato ma piuttosto note liriche che impreziosiscono le storie, tutte pervase da una certa sensualità sottile e un romanticismo sofferto. Un plauso, dunque, alla Minimum Fax, non nuova a proporre in Italia interessanti novità made in USA.

(di Alessandra Farinola)


Kevin Canty

Tenersi la mano nel sonno
(traduzione di Veronica Raimo e Fabio Severo)
Minimum Fax
2006
Racconti

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Una Risposta to “Tenersi la mano nel sonno”

  1. Gian Paolo Grattarola Says:

    E’ un autore interessante, su cui avevo messo gli occhi da tempo. La Tua recensione Alessandra mi induce a leggerlo al più presto. Complimenti davvero.

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