L’ultima conversazione

Roberto Bolaño ha un paio di occhiali dalla montatura enorme e una sigaretta perennemente tra le dita. Vive in Spagna ed è molto malato. Spera che un trapianto di fegato lo salvi e lo faccia vivere ancora con quell’intensità tanto che chi ha potuto far parte della sua cerchia più intima ha tanto amato .
A cinquant’anni, Bolaño ha cambiato il corso della letteratura latinoamericana e tutto quello che dice e tutto quello che scrive, con la sua penna infallibile, la grande audacia poetica e il profondo impegno creativo, sono degni di grande attenzione.
Come per Flaubert o per Kafka, la letteratura per lui non è un cammino verso la rispettabilità, il riconoscimento oppure la realizzazione personale. Nemmeno uno strumento perverso per arrampicarsi nella società. E’ piuttosto un martirio, una sorta di pellegrinaggio. Un pellegrinaggio verso l’annullamento completo: il nirvana letterario.
Il suo interesse per i gialli va oltre ogni questione di trama e di stile. Per lui i polizieschi sono inchieste, esplorazioni sulle origini e sulle dinamiche della violenza.
Bolaño si è trasferito in Messico nel 1968, l’anno del massacro di Tlatelolco, e racconta di aver trascorso un breve periodo in carcere durante il golpe militare in Cile, suo paese natale, nel 1973. Bolaño è ossessionato da questo tipo di argomenti e forse il tema centrale della sua opera sono proprio le connessioni misteriose fra arte e crudeltà, fra maestria e crimine, fra scrittore e stato totalitario. Di fatto, tutti i suoi romanzi della maturità ricercano le reazioni degli scrittori nei confronti di regimi oppressivi…
Questa raccolta di interviste sembra destinata a infiammare la leggenda di un uomo di cui molto è stato detto, ma in realtà molto poco si sa.
Colpisce non poco leggere la voce di Bolaño. Una voce fresca e immediata, erudita, ricca di umorismo e di vero amore per la letteratura.
Il genio di Bolaño, in questa manciata di parole, traspare eccome.

Twitter:@marcoliber


Roberto Bolaño

L’ultima conversazione
traduzione di Ilide Carmignani
con un saggio di Nicola Lagioia
SUR
2012

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