Irresistibile Nord

Secondo alcuni la storia dei i fratelli Zen è del tutto inventata, mentre per altri merita ogni onore, perché l’unico torto dell’uomo che la racconta (il discendente Nicolò il Giovane, un paio di secoli dopo) è forse quello di «non avere le conoscenze geografiche che abbiamo oggi e di lasciarsi ogni tanto trascinare dall’entusiasmo e dalle fantasie tipiche della sua patria soleggiata».
Così scrive Andrea di Robilant, che narra in modo molto brillante tutta la vicenda cercando di rendere giustizia ai fratelli Antonio e in particolare a Nicolò Zen, mercante avventuroso che segnala in alcune lettere del suo viaggio nel grande Nord.
Nicolò Zen il Giovane decide di raccontare i viaggi dei suoi antenati in un’epoca, circa la metà del Cinquecento, in cui Venezia ormai non dominava più sulla scena internazionale, superata ormai da Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra, potenze navali che scoprivano di continuo di nuove terre.
Lo fa basandosi sulle loro lettere, perché, spiega Di Robilant, in realtà non resta molto, solo cinque missive malandate e una mappa appena leggibile, che Nicolò il Giovane pensa di arricchire con informazioni che gli avi non avrebbero potuto conoscere. A queste aggiunge una mappa (la «carta da navegar») che disegna la regione nord-atlantica da loro esplorata.
Ecco allora comparire isole misteriose come Estotiland, Drogio, Icaria e Frislanda a Nord della Scozia. Probabilmente non erano altro che le isole Fær Øer, chiamate dai vichinghi Faeroeisland, ovvero «isole delle pecore». Messer Nicolò ne trascrive male il nome e il discendente le disegna sulla carta come un’unica isola.
Le Fær Øer, scrive Di Robilant, emergono all’improvviso dagli abissi a metà strada tra le Shetland e l’Islanda, ultimo e insperato approdo nel Nord Atlantico, mentre l’Islanda, «ultima isola del mondo» quasi sconosciuta nell’antichità (sparì per mille anni dalle mappe, venne riscoperta nell’alto Medioevo), fu la «terra del ghiaccio» che messer Nicolò raggiunse lungo l’antica rotta dei vichinghi: navigò quattro o cinque giorni fino alle Fær Øer – dove si fermò per caricare acqua e viveri – e ripartì per un’altra settimana a Nord-Ovest, verso il Polo artico. I monaci islandesi, raccontò, erano tenuti in conto di semidei ed erano in grado di cucinare senza il fuoco, grazie a una «fontana di acqua affocata» che teneva caldo il forno.
«La prosa di messer Nicolò nel raccontare fatti e fornire informazioni è sempre asciutta e precisa – scrive Di Robilant -. Non cede mai al desiderio di impressionare il lettore accentuando l’aspetto esotico […]. Non c’è mai un tono superiore o saccente. Rimane un autentico mercante veneziano: pratico, concreto, a caccia di occasioni anche quando si trova in luoghi lontani e poco familiari».


Andrea Di Robilant

Irresistibile Nord
Corbaccio
2012

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Una Risposta to “Irresistibile Nord”

  1. Carlo Menzinger Says:

    Viaggiare a quei tempi era vero viaggiare: un’avventura!
    http://sites.google.com/site/carlomenzinger/home-1/home/ll-colombo-divergente

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