La cappella gotica

Durante il terribile terremoto di Messina del 1793 il marchese di San Floridio passò a miglior vita portando con sé il segreto dei sotterranei che, secondo i racconti, si celano al di sotto della cappella di famiglia. In quelle segrete, sempre secondo i racconti, il nobiluomo per dieci anni si era nascosto, con l’aiuto di due fedeli servitori, durante le guerre contro gli Aragonesi, senza voler mai abbandonare la Sicilia. In quella stessa cappella al più giovane degli eredi del marchese capita, un bel giorno, la ventura d’addormentarsi nel confessionale durante una messa in suffragio del defunto zio. Risvegliatosi a notte fonda, vede quello che gli pare un fantasma ammantato di nero attraversare la chiesa e scomparire attraverso un muro! Il giovane don Ferdinando, conte di san Floridio, dopo l’iniziale intimorito stupore, si fa persuaso che indagando a fondo, durante altre nottate d’appostamento, potrebbe scoprire qualcosa di importante, magari legato al mistero dei sotterranei. Certo ignora che la piccola cappella cela ben  più di un passaggio segreto e che presto finirà in un rutilante susseguirsi di colpi di scena e dovrà districarsi tra duelli, agnizioni, servi fedifraghi, giovani amori, tradimenti e vendette.

All’interno dei trentaquattro volumi delle Impressions de voyage pubblicati nel 1842, La cappella gotica rappresenta la narrazione romanzesca più lunga compresa nel racconto del viaggio da Napoli a Palermo. Alexandre Dumas, infatti, nella descrizione dei luoghi incontrati durante i suoi viaggi, indulge ampiamente a parlare dei miti e delle leggende ad essi legati. Anche in questo caso, la visita alla piccola cappella nobiliare è occasione per questo che è racconto gotico ma anche di cappa e spada, in cui non mancano  note divertenti, come nella descrizione delle fisime tipiche della nobiltà sicula o nella caratterizzazione del giovane don Ferdinando, ora pusillanime ora ardimentoso. Un piccolo romanzo che si inserisce pienamente nella tipica produzione di Dumas padre, più noto per opere come Il conte di Montecristo e I tre moschettieri, ma anche ottimo drammaturgo ( fu autore del primo grande dramma storico romantico ) e prolifico scrittore di cosiddetti romanzi d’appendice, o feuilleton, di grandissimo successo in ogni epoca, saccheggiati in lungo e in largo per riduzioni cinematografiche. Qualcuno, decisamente snob, bollerebbe la sua scrittura di serie b; di certo è uno degli scrittori più amati di tutti i tempi. Riscoprire questi gioiellini meno noti, riproposti ai lettori dalla collana Il divano di Sellerio, è una occasione decisamente da non perdere.

(di Alessandra Farinola)

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