La donna che balla con i cani

Il terrier continua ad abbaiare insistentemente e con una intensità tale che Maike e la coppia proprietaria del cane sono costretti ad urlare per sentirsi. Il cane si comporta così con gli estranei da sempre. E ogni giorno che passa è sempre peggio, dice il marito, seduto in poltrona e con le mani a coppa davanti alla bocca per farsi sentire meglio. Maike prova allora a fare una cosa al cane che poi spiegherà ai padroni, appena il cane, si calmerà un pochino. Tira fuori dalla sacca una scatoletta ti tacchino arrosto e in un attimo tutto tace. Il cane annusa con avidità tenendo la donna sott’occhio. Maike gli getta un pezzo di tacchino e lui corre verso di lei afferrandolo al volo. Poi salta indietro abbaiando terrorizzato forse perché crede di aver azzardato troppo. Maike posa allora la scatoletta per terra e di nuovo il terrier compie un salto in avanti e nel mentre, la copre con la mano, vietandola di fatto al cane. Così facendo il cane si lancia in avanti cercando di addentarle la mano e senza toglierla Maike fa un passo verso di lui zittendolo con un sssshh!. Il terrier così si ritira al sicuro nell’angolo più lontano. Il cane ha imparato a lottare ad ogni boccone ma ora deve imparare le nuove regole, così diverse, di quando era randagio. Basta lanciargli delle occhiate severe per fargli capire quando lasciar stare la scatoletta. Non occorre neanche avvicinarsi ma ogni tanto abbaia e ringhia ancora quando Maike gli offre un altro pezzetto. Ha imparato la nuova regola ma non si fida ancora. Maike allora cambia strategia perché lo vuole costringere a misurarsi con quello che lo spaventa. Prende un guinzaglio, si accovaccia a terra e tira il cane verso di lei senza parlare. Dallo spavento il cane smette immediatamente di ringhiare. Quando riprende a ringhiare lo zittisce con il solito ssshh!
Questo è l’inizio di una delle tante storie contenute all’interno di questo interessante e simpatico libro edito da Salani e scritto da Maike Maja Novak che tratta in maniera accattivante e istruttiva il rapporto uomo-cane. Un libro che apre gli occhi a ciò che è veramente importante nella vita condivisa con il migliore amico dell’uomo.
Si ha un piacere speciale a leggere questo testo così ricco di storie e di “animali umani” in cui si cerca di capire l'”animale interiore” che c’è in ognuno per conoscere meglio se stessi e gli altri.

(di Simone Ruffini)


Maike Maja Nowak

La donna che balla con i cani
(traduzione di Valentina Parisi)
Salani
2012

Un suono lancinante, acutissimo e terribile

L’anno è più o meno il 1900 e siamo nella città medievale di Cracovia, un tempo capitale del regno di Polonia, in quegli anni una città provinciale assoggettata all’Impero absburgico. Malgrado tutto questo, Cracovia è orgogliosa del proprio passato. E’ considerata la capitale spirituale della Polonia, un paese che fu diviso tra Russia, Prussia e Austria alla fine del XVIII secolo. E’ anche sede dell’Università Jagellonica, la più antica università polacca fondata nel 1364 dal re Casimiro il Grande, una delle più antiche università d’Europa e del mondo, la seconda più antica dell’Europa dell’Est, dopo quella di Praga.
Cracovia è piccola come un uovo. La chiamano piccola Cracovia perché è circondata da mura e non ha mai potuto espandersi.
A Cracovia i poeti andavano a spasso con una mantellina nera, un cappello a tesa larga e un’ampia lavallière. Si ritrovavano poi nei caffè dove c’era un cabaret letterario, come da Jama Michalikowa, dove si potevano anche leggere i giornali, che erano fissati a bacchette di legno e che solo il capocameriere poteva portare ai tavoli…
Il Trattato poetico di Czeslaw Milosz, poeta polacco tra le massime personalità artistiche europee del XX secolo, è uno scorcio storico-culturale fondamentale del Novecento polacco ed europeo. E’ costituito di quattro parti che rievocano altrettanti contesti. C’è il mondo della belle époque nella Cracovia di inizio Novecento, la vita politica e artistica di Varsavia fra le due guerre, gli stermini della seconda guerra mondiale, la parte riguardante gli Stati Uniti, in cui Milosz mette in luce la dimensione ideale della serenità e dell’equilibrio.
Il Trattato poetico di Czeslaw Milosz ha tutta l’intensità di un grande romanzo storico, la grande forza espressiva di un poema, il suono lancinante, acutissimo e terribile di un requiem, l’acutezza di una riflessione sulla storia, sull’arte, sulla responsabilità di ognuno.


Czeslaw Milosz

Trattato poetico
(traduzione di Valeria Rossella)
Adelphi
2012

Ricordo di Jane Austen

A settant’anni, più di mezzo secolo dopo aver assistito al funerale di Jane Austen, il nipote, J.E. Austen Leigh, timido ecclesiastico di provincia, decide di raccontare la vita della scrittrice. Con la meticolosità e l’ingenuità di chi non è letterato di professione, intercalando i suoi con ricordi dei parenti e autografi della “cara zia Jane”, ricostruisce il lessico familiare del clan, e disegna della Austen un ritratto insieme “domestico” e addomesticato (le curiose censure delle lettere, denunciate dalla curatrice del volumetto, Bruna Cordati). Sorprende apprendere che l’autrice di Orgoglio e pregiudizio “non aveva neanche uno studio, e gran parte del lavoro lo faceva nel soggiorno comune, soggetta a ogni genere di interruzioni. Stava molto attenta che non trapelasse ciò che faceva né alle persone di servizio né ai visitatori, né a nessun altro all’infuori della propria famiglia”. E fu sempre così. “Nessuno degli autori a lei contemporanei la conobbe, né personalmente né per corrispondenza”.
Un genio anche di discrezione.


J.E. Austen Leigh

Ricordo di Jane Austen
Sellerio
1992