Paradiso e inferno

Nel mese di marzo, in un piccolo villaggio sulla costa dell’Islanda, il bianco non ha mai la meglio. Qui, per quanto la neve faccia sparire ogni cosa e il freddo penetri nel più profondo del cuore, non diventa mai tutto bianco. Cielo e mare gelano insieme e le cinture rocciose dei monti si profilano nere come carbone sull’universo immacolato.
Il ragazzo e Bárður si allontanano dal villaggio che è il loro centro del mondo e camminano fianco a fianco nella neve. “Camminano veloci, gambe giovani, fuoco che brucia, ma sono anche in gara contro il buio, com’è giusto, forse, perché la vita umana è sempre una gara contro il buio dell’universo, contro il tradimento, la crudeltà, la viltà, una gara che spesso sembra disperata, ma che ugualmente affrontiamo finché è viva la speranza”.
A volte attraversano coste pietrose, avanzano poco per volta su sentieri angusti a picco sulle scogliere e temono l’Insormontabile con la sua fune fissata alla roccia e il  suo pendio a strapiombo. Il mare è scuro che pare inghiottire ogni cosa, il salto e la montagna fanno paura e la vetta è nascosta dalle nuvole.
Dice Bárður che quella notte usciranno di sicuro per mare…

Le voci collettive del passato vengono a raccontarci storie di persone ormai lontane e dimenticate. In Islanda, cento anni fa, i pescatori si preparavano a tornare al mare a caccia di merluzzi, la loro principale fonte di sostentamento e di reddito. Le loro vite sono difficili, tormentate. Sono poveri, il clima è ostile, il mare è pericoloso, ma, malgrado tutto, continuano a sognare e a sperare.
I momenti che si vivono in Paradiso e Inferno sono carichi di allusioni, di segni, di presentimenti. Il tempo che vi regna è sacro, non ha limiti. A tratti, tutto sembra minacciato dal panico, dal terrore, dalla desolazione, dal vuoto: forze tremende gravano sulla superficie del racconto e stanno per lacerarla.
Paradiso e Inferno è un romanzo meraviglioso e commovente, ricco di riflessioni filosofiche sulla vita e sulla violenza della natura. Stefánsson impressiona con le sue descrizioni visive e poetiche.

Twitter:@marcoliber


Jón Kalman Stefánsson

Paradiso e inferno
(traduzione di Silvia Cosimini)
Iperborea
2012

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