La letteratura nell’età globale

L’età globale è quell’età dentro cui si manifesta il fenomeno dell’umanità multiculturale.
Quando oggi si parla di letteratura è quasi naturale mettere in discussione alcune concezioni tradizionali come l’idea che i grandi testi poetici e certe importanti opere della letteratura abbiano valori peculiari e caratterizzanti, qualità estetiche che li pongono in una sorta «campo» speciale diverso da ogni altra forma di comunicazione scritta, in particolare dalle opere di facile consumo popolare. “Queste ultime hanno soprattutto scopo di intrattenimento, da adesione ai gusti predominanti nel mercato, da rispetto per trame, temi, personaggi tipici dei vari «generi» popolari: romanzi di avventura, romanzi d’amore, romanzi giudiziari, del mistero o di cronaca nera, storie illustrate, descrizioni di paesi esotici, libri di divulgazione ecc. La distinzione rinvia a una differenziazione, tipica della società borghese moderna, tra vari tipi di pubblico, corrispondenti ai vari strati della società: in una società tipicamente piramidale come quella borghese moderna (un vertice ristretto costituito dalle élite colte, uno strato più ampio costituito dai ceti medio-borghesi, uno strato più basso e ancora più ampio costituito dai ceti popolari) il pubblico «consumava» prodotti diversi, normalmente di due categorie: i prodotti di alta qualità artistica, destinati al pubblico di élite, e i prodotti di bassa qualità artistica, destinati al consumo sia delle classi medio-borghesi sia, nei limiti in cui queste avevano accesso a tali prodotti, delle classi popolari. Spesso i due diversi tipi di prodotti culturali circolavano attraverso canali di distribuzione editoriale differenziati: esistevano infatti case editrici che per vocazione, e per ragioni di mercato, si rivolgevano al pubblico popolare, così come esistevano giornali che pubblicavano per esso (nelle «appendici», creando così la cosiddetta «letteratura d’appendice») e teatri pensati per questo pubblico (con operette, vaudevdle, spettacoli di varietà e di intrattenimento).”
In America, a inizio Novecento, si sono persino coniati, per catalogare i vari tipi di pubblico, le espressioni high-brow e low-brow (fronte alta e fronte bassa), con riferimento ai modi in cui nelle vignette e nella letteratura illustrata si rappresentavano gli intellettuali e gli incolti.
Il critico americano Dwight McDonald si è poi accorto che, con la letteratura di massa di livello basso e popolare e in posizione intermedia rispetto alla letteratura alta, si stava espandendo anche una letteratura media. “Anche nella produzione letteraria le distinzioni non erano più troppo nette e poteva nascere un fenomeno come quello del best-seller di qualità: un prodotto letterario di tono abbastanza elevato eppure a diffusione molto ampia. Negli anni più vicini a noi la situazione si è ulteriormente complicata, con la fine di ogni possibile forma di sperimentazione e avanguardia artistica o letteraria e la dominanza sempre più netta dell’industria culturale e delle leggi del mercato.”
Ma quali sono i testi connessi alle logiche del mercato e quali i testi più liberi, provvisti di capacità critiche e conoscitive su noi stessi, sul mondo e sulle stesse nuove circostanze della produzione culturale? Con questo libro Giuliana Benvenuti e Remo Ceserani ci raccontano molto bene i molteplici rapporti “fra centri e periferie, fenomeni di dominio e fenomeni di contestazione di tale dominio, zone sociali e culturali che si contrappongono alle pratiche uniformanti della globalizzazione.”


Giuliana Benvenuti-Remo Ceserani

La letteratura nell’età globale
Universale Paperbacks
Il Mulino

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3 Risposte to “La letteratura nell’età globale”

  1. Manuela Raganati Says:

    Remo Ceserani è una fonte del mio lavoro su Pasolini: gli aspetti tra centro e periferia sono cruciali nella letteratura moderna.

    • Marco Crestani Says:

      Ha anche scritto “Il materiale e l’immaginario”, il mio tosto testo delle superiori…

      • Manuela Raganati Says:

        Io ho letto Qualche considerazione sulla modernità liquida in “La Modernità Letteraria” n.3 del 2010. Interessanti spunti, ma ricordo un tipo di dissertazione un po’ arzigogolata, troppo

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