I giorni chiari

Karl conosce Aja da quando sa pensare. Gli è piaciuta da subito forse proprio perché parla forte e chiaro e usa espressioni come “circo itinerante” o “sonagliera”. Quando è in mezzo agli altri Aja sembra ancora più piccola di quello che è, con le sue mani piccole e i suoi piedi minuti. Dice frasi lunghe a cui riescono a star dietro in pochi, come per dimostrare che sa parlare a voce alta, senza pause e senza errori.
Karl e Aja si intendono come s’intendono i bambini, senza esitazioni, senza convenevoli e, appena cominciato il primo gioco, fatte le prime domande, subito passano insieme le loro giornate e prendono come un affronto ogni interruzione con cui gli altri li separano. Quando Aja va a trovare Karl apre il suo cancello di casa senza rumore. Nessuno è capace di aprire o di chiudere il cancello senza farlo cigolare: è un cancello grande su rotelle, che annuncia chiunque affronti gli ultimi passi verso la porta; lo si sente fino in soffitta o nell’angolo più remoto del giardino. Solo Aja sa aprirlo così piano che nessuno se ne accorge…

“Ma la cosa più strana di Aja era sua madre. Non era come le altre madri che conoscevo, quelle che vivevano nella nostra cittadina, nelle strade strette intorno alla piazza grande, sotto la lunga ombra aguzza del campanile, con le loro automobili e reti per la spesa colorate, che ogni mattina controllavano nella cassetta delle lettere allo steccato mentre la mamma di Aja riceveva la posta sulla porta. La prima cosa che mi colpí di lei furono le unghie dei piedi, perché si dava lo smalto anche sulla pelle, tirando una generosa riga violetta fin sopra le dita. Era più alta delle altre donne, persino più alta della maggior parte degli uomini, e accanto a lei Aja sembrava scomparire. Aveva lunghe gambe smilze di cui diceva che sembravano tagliate nel legno; ed era vero, un po’ sembravano le gambe del tavolo di cucina che in estate portava in giardino, sotto i rami dei peri che gettavano il loro intreccio di ombre sul piano sporco. Dietro una rete metallica teneva alcune galline che le avevano regalato, e ogni volta io e Aja avevamo il permesso di lanciare una manciata di granturco nell’erba e aprire la porticina prima che la mamma di Aja si avvicinasse sulle sue scarpe basse e acchiappasse una gallina, le tirasse il collo e più tardi, mentre la spennava, facesse veleggiare piume bianche e marroni sopra l’erba alta fino al ginocchio.”

Dopo The Swimmer, romanzo d’esordio acclamato dalla critica, Zsuzsa Bánk ci racconta la storia di una meravigliosa amicizia tra bambini.
Un grande libro non solo sull’amicizia, ma anche sul tradimento, sull’amore e sulla menzogna di un passato che solo a poco a poco svela i suoi segreti, ma anche su tutti quei momenti che sono in grado di cambiare per sempre la nostra vita.


Zsuzsa Bánk

I giorni chiari
(traduzone di Riccardo Cravero)
Neri Pozza
marzo 2012

Annunci

Tag:

Una Risposta to “I giorni chiari”

  1. sardiniadreams Says:

    Andersoniano? Mi ricordano Hansel e Gretel…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: