50 sfumature di grigio

Dopo aver sbancato le classifiche americane, prima in versione ebook (un caso clamoroso anche questo) e poi in cartacea (edito da Alfred Knopf!), arriva in Italia “il libro di cui tutte parlano” come recita la copertina del primo volume della trilogia di 50 sfumature della casalinga inglese – ma non a digiuno di televisione – nota ormai con lo pseudonimo di E.L. James. Per aggiudicarsi il primo dei tre romanzi, che ha venduto 10 milioni di copie in sei mesi, le case editrici si son date battaglia e per una cifra ragguardevole sono stati già venduti i diritti per la versione cinematografica. Il fenomeno  50 sfumature è cresciuto con una sorta di effetto valanga che ha provocato sit-in di protesta da parte di associazioni femministe, rifiuti di vendere la trilogia in Florida, polemiche infinite, mega dibattiti su giornali e televisioni anche qui da noi (con “esperti” che vanno dal sessuologo all’escort) dando spesso la curiosa impressione di discutere di qualcosa di assolutamente poco attinente alla storia, da parte di gente che il libro non l’ha nemmeno sfiorato. Di che si tratta? Cosa è davvero “il libro dell’estate”?

Lei, Anastasia Steel, Ana per gli amici, ha ventun anni, sta per laurearsi in Letteratura Inglese all’università di Vancouver e non ha mai incontrato qualcuno che le facesse battere il cuore. Lui, Christian Grey, ventisette anni, è un manager affermatissimo, ricchissimo e – manco a dirlo – bellissimo. Una casualità li fa incontrare nell’ufficio di lui e da subito la tensione erotica tra i due è fortissima. La scialba Ana non parrebbe proprio il tipo di Mr Grey, ma l’attrazione li porta, praticamente da subito, a cominciare una relazione. Una relazione, però, che necessita di un contratto da sottoscrivere, preparato addirittura da un avvocato. Le condizioni che la ragazza deve decidere se accettare o meno sono davvero… particolari. Quali segreti cela il misterioso Christian? E fino a che punto Anastasia è disposta ad arrivare per lui?

Metti l’intreccio più classico di una fiaba, che pure un bimbo con le carte di Propp l’imbastisce: una fanciulla ingenua e un po’ goffa, un principe ricco, bello e potente, un ostacolo di qualunque natura, un superamento (questa la definizione dei formalisti russi) e, auspicato, un finale tipo “vissero felici e contenti”.
Metti uno schema classico da romanzo rosa che dall’ingenuità di Colette e Delly, passando per Liala, approda agli Harlequin Mondadori (ovvero gli Harmony) per deliziare i momenti liberi delle “casalinghe disperate” tanto bisognose di sognare il baldo macho, in attesa che il coniuge con la tartaruga rovesciata sugli addominali torni dal lavoro per stravaccarsi sul divano in ciabatte.
Metti un uomo forte e tormentato e una donnina fragile ma coraggiosa con la solita sindrome da crocerossina, disposta a tutto per aiutarlo: una storia su tutte, il mitico “Io ti salverò” di Hitchcock del 1945.
Metti (cavolo! Siamo nel 2012!) una bella dose abbondante di sesso.

Ecco, la ricetta di un successo annunciato è pronta. E, visto che pure di sesso, quello che fa davvero la differenza, se ne trova ovunque in tutte le salse, cosa pensa la furba casalinga inglese ispirata, dice lei, dagli amori dei vampiri di Twilight (ma anche questa affermazione appare banale perché si tratta della storia di qualunque amore contrastato e impossibile, da quello fiabesco della Sirenetta – aridaje con Propp – a quello più nobile tra Romeo e Giulietta)?

Fa una ricerca su siti e blog di appassionati del BDSM e decide di reinterpretare la storiella banale di lui&lei alla luce del desiderio di pruderie e voyeurismo dilagante. Ma c’è un ma. La necessità della furba operazione studiata per il pubblico (che infatti è lo zoccolo duro delle fans) di donne sposate ultratrentenni, è quella di edulcorare ed annacquare vicende e linguaggio, nel tentativo di sdoganare pratiche di sesso estremo che, comunque, tutti vogliono sbirciare dalla serratura. Il risultato è una storia di fantasesso scritta in maniera molto, troppo semplice, con una trama inconsistente, personaggi privi di spessore e banalità sconcertanti e assolutamente poco credibili. La volgarità non è nelle scene di sesso, né così sconvolgenti né tanto meno capaci di creare attesa e tensione erotica, ma appunto nella banalità di un libro che ha dominato l’estate 2012, forte anche di un martellamento pubblicitario su tutti i media. L’intenzione di mescolare tensione erotica travolgente, sensazioni forti e amore romantico è miseramente fallita e non è bastato raffazzonare qualche nozione di BDSM che, basta una semplice ricerca su Google, non sembra avere davvero nulla in comune con i giochi di dominazione-sottomissione che costituiscono una pratica mentale estremamente raffinata che in molti suoi aspetti, addirittura,  spesso c’entra poco  col sesso vero e proprio e affonda le sue radici nell’antica arte giapponese della Karada (arte della legatura), approdata in seguito nel teatro Kabuki, per poi esser definito nel ‘900 in occidente Bondage. Insomma, non è che uno legge i titoli di un manuale di medicina e può dissertare di fisiopatologia! Considerato anche che Mrs Jones non è che poi queste ricerche le abbia così approfondite, dal momento che in conferenza stampa alla domanda se si fosse ispirata a Histoire d’O , ha affermato di non conoscere questo titolo. A dimostrazione, anche, che chi ha scomodato pure il Divin Marchese mi sa che ha decisamente sopravvalutato libro e autrice. La marea di stereotipi, di una superficialità spiazzante, oltre che di un linguaggio povero e ripetitivo, si è anche avvalsa di una traduzione imprecisa ed impropria che ha prodotto perle tipo la resa di vanilla sex, che in area anglosassone è usato per indicare il sesso tradizionale, con un poco efficace “sesso alla vaniglia”. Ne consegue che dibattiti assurdi sui massimi sistemi, che hanno finito per scomodare anche concetti complessi come la lacaniana affermazione che è il desiderio che ha generato la coscienza che l’uomo moderno ha di sé, appaiono davvero risibili. Va bene, è un libro che ha stravenduto e questo è comunque un dato di fatto e un merito, ma nient’altro. Leggiamoci pure la trilogia, dunque, se ci va, divertiamoci come se leggessimo una favola scema per adulti ma teniamo presente due delle cose più carine che sono state dette a riguardo: la definizione di un ragazzino inglese di dieci anni che l’ha indicato come “la lettura un po’ sporcacciona della mamma” e la recensione caustica della Lucarelli su Libero: “Sembra scritto a quattro mani da Federico Moccia e Melissa P., dopo aver bevuto quattro mojito”. E ridiamoci su.

(Alessandra Farinola)


E.L. James

50 sfumature di grigio
Trad. Teresa Albanese
Mondadori
2012

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3 Risposte to “50 sfumature di grigio”

  1. Cinquanta sfumature di grigio. | Novara - Cerca News Says:

    […] Cari bibliotecari, se siete tentati di comprare questo libro (e gli altri suoi fratelli usciti dalla medesima mano)per la vostra biblioteca e/o se qualche lettore ingenuo ve lo chiede, leggete prima le recensioni che trovate ai link qui di seguito. Forse così potrete risparmiare denaro pubblico.https://libereditor.wordpress.com/2012/08/03/50-sfumature-alessandra-farinola/http://www.mangialibri.com/node/10730http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/selvaggia-lucarelli-cinquanta-sfumature-di-grigio-1290348/http://scrittevolmente.com/2012/08/01/recensione-cinquanta-sfumature-di-rosso-di-e-l-james/ […]

  2. Apocalisse 23 Says:

    Le origini di Histoire d’O

    «Che a esser prostituita lei potesse guadagnare in dignità stupiva, eppure proprio di dignità si trattava. Ne era illuminata come dall’interno, e dal suo portamento traspariva la calma, dal suo volto la serenità e quell’impercettibile sorriso interiore che s’intuisce negli occhi delle suore di clausura».

    Questo passo di Histoire d’O è forse la chiave di volta del raffinato romanzo di Pauline Réage, e induce lettori e critici a interrogarsi sulle fonti di quel capolavoro della letteratura erotica.

    Histoire d’O ci ricorda che tutto nella donna richiama la sessualità, e che ogni femmina è una schiava sessuale che gode allo stesso modo delle carezze e delle frustate. Il romanzo per certi versi ha l’aspetto di un testo religioso: una vera e propria mistica dell’ascesi erotica in cui la protagonista annulla la propria personalità, quasi come certe monache visionarie che raggiungevano l’estasi nella contemplazione del divino.

    Il tema non è certo nuovo: tra le forme del sacro che si manifestarono nel mondo antico spicca tra le più singolari l’istituto della prostituzione sacra. Presso i Sumeri, i Babilonesi, i Fenici, i Greci, gli Etruschi, c’erano sacerdotesse che si offrivano all’unione sessuale coi pellegrini che visitavano i templi dedicati alle divinità dell’amore.

    Le prostitute sacre potevano essere donne di alto rango che si accoppiavano coi sovrani, oppure erano schiave che si univano coi visitatori dei templi. In ogni caso sappiamo che le prostitute sacre avevano ruoli importanti nelle cerimonie religiose e che eseguivano la celebre “danza dei sette veli”, di cui resta ricordo anche in testimonianze letterarie e in racconti popolari. È probabile che le sacerdotesse praticassero anche riti di espiazione, come sembrano suggerire certe testimonianze iconografiche, ad esempio gli affreschi della “Villa dei Misteri” a Pompei, o la “tomba della fustigazione” nelle pitture etrusche di Tarquinia.

    Tuttavia alcuni aspetti della prostituzione rituale sembrano aver ispirato forme liturgiche cristiane come le “processioni delle verginelle” e affiorano in sopravvivenze letterarie che attraversano i secoli, al punto che non è azzardato supporre l’esistenza di una società segreta femminile che ha tramandato per millenni i misteri dei riti sessuali…

    Un autentico antesignano di Histoire d’O si può considerare il carme latino medievale Disciplina Amoris, recentemente scoperto in un codice del XII secolo. Si tratta di un pezzo poetico che appartiene a un filone di letteratura goliardica molto in voga nel medioevo. Il testo descrive una sacerdotessa impegnata in una sorta di liturgia penitenziale. Leggendo queste eleganti quartine sembra proprio di poter individuare un filo conduttore che dalle antiche sacerdotesse della prostituzione sacra, ci porta al leggendario romanzo di Pauline Réage.

    Disciplina Amoris

    Ave Venus, mater diva,
    fons suprema bonitatis,
    tege me, dea lasciva,
    sub praesidium sanctitatis.

    Prostitutio ritualis
    valde Venerem honorat:
    sum beghina sexualis
    quae devota semper orat.

    Sanctam Venerem exoro
    in vigilia feminarum
    monasterii. Lunam oro,
    devotissima servarum.

    Ad altare introibo
    sanctae Veneris praeclarae.
    Labia vulvae aperibo
    super saxum sanctae arae.

    Penetratio in vagina
    semper regula iucunda
    et sum Veneri vicina
    madens sic seminis unda.

    In divinis sum versata,
    sacrificiis colo deos,
    nudo corpore elata
    patefacio sinus meos.

    Venus iubet paenitentiam:
    a flagellis verberata
    sic demonstro sufferentiam,
    in dolore sum beata.

    Sub flagelli ictus ploro,
    corpus tendo cum dolore:
    in suppliciis semper oro
    deam matrem cum ardore.

    In catenis vinculata
    semper nuda ago vitam;
    in hoc templo obiectata,
    praebeo vulvam non invitam.

    Nudis pedibus incedo
    super saxa, super spinas,
    a dolore non recedo:
    patior poenas femininas.

    Cera fervens liquefacta
    super nudum corpus meum:
    et dolori assuefacta
    nunc amoris precor deum.

    Culus meus penetratur
    dum me verberant tergino,
    et os meum irrumatur:
    totum corpus sic inclino.

    Urit fortiter flagellum,
    ictus signant mollem pellem;
    sicut miserum asellum
    verberari fortius vellem.

    Voluptatis sum amica,
    semper cupida amoris;
    mollis lambo, impudica,
    vulvam madidam sororis.

    Habeo anulos in sexu,
    tinniunt valde et conturbor
    tacta sic eorum nexu:
    dum deambulo masturbor.

    Vitiosissima puella
    sentio multum desiderii:
    claudo digitum in cella
    corporalis monasterii.

    Copulare apud templum
    dat divina privilegia,
    vita mea est exemplum:
    sacratarum sum egregia.

    Sint patricii vel plebei
    omnes mentulam sublevant
    in conspectu sexus mei:
    asininas voces levant.

    QUESTO BRANO E’ TRATTO DAL LIBRO:

    Sibilla di Saxatica
    ORACOLI. LIBRO PRIMO
    Società Editrice «Il Ponte Vecchio»

    http://www.ilpontevecchio.com

  3. Mario Rossi Says:

    La traduzione è veramente pessima, non ho letto l’originale ma si capisce che è stato un lavoro fatto in fretta e furia, vedi “vanilla sex” che, come hai sottolineato tu, è stato tradotto con “sesso alla vaniglia”… ridicolo. D’altronde per un libro mediocre non si poteva pretendere una traduzione di qualità.

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