Una tela fatta di fili fragilissimi

Mario Rigoni Stern è nato in montagna, sull’Altipiano, quando l’inverno stava per cominciare.
Anche oggi come allora ad annunciare l’arrivo dell’inverno c’è lo scricciolo, il più piccolo degli uccelli europei, una sorta di batuffolo dal cuore grande che si avvicina discreto alle case degli uomini col suo richiamo lieve, ma chiaro come quello di un campanellino d’argento. Il suo nido è un vero e proprio capolavoro di ingegneria, una piccola sfera fatta di pareti compatte di muschio e di altri materiali vegetali, che viene posta anche nelle legnaie o in  sporgenze soprastanti il terreno.
Ricordare per Mario è un po’ sognare, è rivedersi con gli sci in spalla sui campi di gare dei balilla o in attesa della partenza per il fronte russo nel silenzio di quello strano e cupo inverno del ’42.
Ricordare è anche ripensare a certi inverni lontani come quello del ’44 quando la cosa più importante era dosare il sale, il tabacco e la grappa. Inverni in cui la polenta veniva preparata all’alba quando fuori era ancora buio e non si doveva far vedere oltre il bosco quel misero fumo che usciva dal camino.
D’inverno, quando il sole sorge, è il momento più freddo della giornata, ma è anche l’attimo in cui, grazie a questa nuova luce, tutta la natura riprende a vivere. E’ in questi frangenti che si comprende come, nella propria essenza, ogni uomo è l’eterno apparire del destino in cui tutto è legato a tutto, le stagioni alla natura, la natura alle stagioni.

Stagioni è forse un piccolo grande viaggio verso un luogo migliore, dentro ai ritmi della natura in cui i ricordi si snodano come una partitura musicale scritta in un modo limpido e asciutto che non cede mai alla retorica dell’elegia, rievoca e insieme fa capire tutta la potente energia del vissuto. I grandi avvenimenti della Storia si collocano accanto alle tante minime vicende personali, in un largo movimento ritmato dal susseguirsi regolare delle stagioni.
Con accenti spesso poetici Rigoni Stern ci narra del suo lungo cammino parlandoci della vita in montagna, tra cataste di legna, mucchi di fieno, lepri danzanti, voli di grifone, passaggi di caprioli, famiglie di volpi dentro vecchie trincee e richiami amorosi di galli cedroni. Tutta una tela fatta di fili fragilissimi che emergono poco alla volta, con delicatezza e intensità allo stesso tempo.
In un mondo frettoloso, distratto e materialista come quello attuale, potrebbe tornare utile fermarsi qualche ora e leggere (o rileggere) questa sorta di messaggio nella bottiglia.

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