Voglio emozionare i lettori, ma senza trucchi

“Voglio che la scrittura mostri come sono complicate le cose e sorprendenti. Voglio emozionare i lettori, ma senza trucchi. Voglio che pensino sì, quella è vita. Perché è la reazione che ho io di fronte alla scrittura che ammiro di più. Una sorta di meraviglioso sbalordimento.”

[…] “non riuscivo a introdurre dei personaggi in una stanza senza descrivere tutti i mobili. Lei mi dice che Hemingway insegnava a non descrivere mai i personaggi. So tutto di quella regola. Ma tiro dritto.”

Un racconto breve di Alice Munro ha il potere di molti romanzi. E’ infinitamente sottile, con modulazioni di toni e colori che sconvolgono, sorprendono e deliziano. Niente è sprecato. Nulla è irrilevante. Ogni parola è essenziale.
Certe sue frasi, seducenti nella loro lucidità, irresistibili nella loro precisione, incantevoli nella loro semplicità, possono davvero incantare.
Alice Munro descrive la complessità delle cose dentro le cose. Possiede una naturale capacità nello scoprire la sconvolgente assurdità della vita e ha una sensibilità acuta nel capire a fondo i tradimenti, le doppiezze, le tenerezze, i compromessi nei rapporti umani.
Anche per questo è in grado di catturare il sapore di una vita in 30 pagine e ha dimostrato che il racconto è una forma d’arte e non il parente povero del romanzo.

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2 Risposte to “Voglio emozionare i lettori, ma senza trucchi”

  1. Emanuele Says:

    Devo dire che non ho mai avuto l’opportunita’ di leggere Alice Munro, pur essendone da sempre incuriosito. I libri forse arrivano quando vogliono loro, non quando decidiamo noi, e forse, grazie a questo articoletto, e’ arrivato il momento: mi sento infatti molto vicino a cio’ che dice e a quel che dici tu, Marco, nel commento. E sono molto contento che Alice tiri dritto di fronte a Hemingway.

  2. Marco Crestani Says:

    E’ stata spesso frettolosamente catalogata come scrittrice “femminista”, ma è la solita etichetta… Ha una scrittura davvero potente e i suoi racconti sembrano, a prima vista, molto ordinari, ma, piano piano, confondono, disorientano, turbano.
    “La complessità delle cose – le cose dentro le cose – sembra proprio essere infinita”, scrive.

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