L’immagine della perfezione

Non credo che Dostoevskij abbia mai scritto un romanzo bello come I Demòni: Delitto e castigo e I fratelli Karamazov non raggiungono la sua perfezione; e non so quale altro romanzo dell’Ottocento porgli vicino – nemmeno Anna Karenina, che Dostoevskij amava tanto. La sovrana e vertiginosa architettura: l’intreccio romanzesco, che Dickens avrebbe invidiato: la leggiadra eleganza dell’inizio, e poi il furibondo diapason drammatico e grottesco, quella accelerazione progressiva del racconto, quella spirale ascendente, di cui parla Jacques Catteau, e infine la nuda tragedia senza commento: il rapporto tra i personaggi: i sublimi dialoghi filosofici, che in Europa hanno un solo precedente, quelli di Platone: la densità, a volte quasi impenetrabile, delle allusioni interne: il gioco dei punti di vista, più raffinato di quello di James: l’orchestrazione delle voci dei personaggi, di cui conosciamo il suono, il peso e il colore – non c’è aspetto dei Demòni che non incarni l’immagine della perfezione.

Pietro Citati

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