Il ragazzo che leggeva Verne

Tutti i giorni cominciavano così, gli stessi passi, le stesse parole, il rumore lieve delle sue dita che aprivano le persiane e quel bacetto, la pelle di mia madre che sfiorava appena la mia, una delicatezza prodotta dalla fretta e per nulla somígliante alla chiassosa, ripetuta pressione delle labbra che mi davano la buonanotte come se volessero restare per sempre impresse sulle mie guance. Tutti i giorni cominciavano così, ma la prima gelata, pur senza cambiare nulla, cambiava tutto. In altre case del paese si mettevano a guardare la montagna aggrottando la fronte, la stessa espressione preoccupata su tante facce diverse. Nella mia, che non era proprio una casa ma tre stanze della caserma di Fuensanta de Martos, tutti ci comportavamo meglio, perché sapevamo che, appena cominciava l’inverno, a mia madre passava la voglia di scherzare.

E’ il 1947. Nino ha nove anni, è figlio di un poliziotto e vive in una caserma del villaggio di Fuensanta de Martos nella Sierra Sur de Jaén. Scopre i libri di Jules Verne ed è conquistato dalle imprese eroiche del guerrigliero Cencerro.
La storia di Nino si svolge nella Spagna rurale nel cosiddetto triennio del terrore (1947-49), quando il regime aizzò una feroce repressione che doveva sopprimere il sostegno dei civili alle guerriglie antifranchiste.
Almudena Grandes ricrea personaggi solidi e scene magistrali con una straordinaria ricchezza di linguaggio. Il suo è uno studio dettagliato del comportamento umano a prescindere dall’ideologia, ma anche una miscela sagace di realtà e irrealtà che incanta e illumina.
Con Il ragazzo che leggeva Verne, un libro molto atteso, la Grandes prosegue un progetto molto ambizioso ispirato agli Episodi nazionali di Benito Pérez Galdós: sei romanzi autonomi uno dall’altro equiparati dal titolo di Episodi di una guerra interminabile.


Almudena Grandes

Il ragazzo che leggeva Verne
(traduzione di Roberta Bovaia)
Guanda
2012

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