Il testo e il mondo

Guido Paduano, Il testo e il mondoSi ė sovente scritto che la letteratura non ė definibile. “La letteratura è la letteratura, quello che le autorità (i professori, gli editori) includono nella letteratura”, scrive il critico strutturalista Antoine Compagnon.
Forse la letteratura è oggi una marca d’eccellenza che aggiunta o no a un testo ne determina l’inclusione o l’esclusione da essa…
Forse letteratura è qualunque testo stampato oppure sono letterarie sono solo le opere di invenzione come i drammi, i poemi lirici, l’epica e i romanzi?
Quello che ė certo è che oggi la prosa ha invaso i territori del verso sia in ambito narrativo che drammatico o lirico e che il romanzo ha oramai preso il posto del poema epico… Eppure ci sono dei canoni che vanno rispettati.
Ogni opera letteraria può essere una delizia per la mente e ha al suo interno un’idea di mondo, oltre a un notevole bagaglio di esperienze che possono pesare sulla formazione delle persone.
Ma oggi è ancora possibile sottoporre un’opera letteraria un giudizio di valore? E il giudizio di valore risulta ancora discriminante per considerare significativo il ruolo della critica? E la critica letteraria si può ancora definire un “discorso sulla letteratura”? Chissà… Forse oggi l’unica forma davvero efficace di critica è la quantità dei lettori?

Guido Paduano, Il testo e il mondo, Bollati Boringhieri, 2013.

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3 Risposte to “Il testo e il mondo”

  1. riccardo Says:

    Non entro nel merito della struttura del romanzo, intendo del “come” un romanzo dovrebbe essere.
    Un mio amico diceva che dopo Joyce, il romanzo ha ormai esaurito tutte le sue possibilità espressive, stilistiche ed anche strutturali… per lui, sarebbe addirittura morto.
    Parere questo forse eccessivo, ma secondo me non da sottovalutare.
    Io penso che il romanzo (vengo qui al “che cosa”) debba essere una storia o un insieme di storie.. deve basarsi sul raccontare, del raccontare deve possedere (e trasmettere) il gusto.
    Si deve scrivere un romanzo con lo stesso impeto che si aveva da adolescenti o comunque da (molto) giovani… padroneggiando la tecnica ma rimanendo noi, suoi padroni.
    Ancora: il r. non deve fare il verso alla saggistica o all’attualità: se non per parodiarle o condurle oltre i loro confini.
    Morselli diceva però che il r. è una “confederazione di generi letterari”… al che la sentenza di morte pronunciata dal mio amico finisce per rivelarsi meno drammatica.
    Umh, forse mi sono un po’ incartato.
    Devo elaborare qualche altro pensiero.
    Tu, comunque che cosa pensi di queste mie riflessioni… o quel che sono?
    Ciao.

  2. riccardo Says:

    Con “padroneggiando la tecnica ma rimanendo noi, suoi padroni”, intendevo dire che dobbiamo utilizzare la o le tecniche di scrittura ma mantenendo nei loro confronti la nostra autonomia.
    Evitando così il pericolo di un virtuosismo verbale, espressivo, multi-strutturale ecc. che alla fine, utilizza noi.

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