Venezia

Ho avuto la fortuna due volte di incontrarmi con Venezia in modo del tutto speciale, in condizioni assai migliori di quelle concesse ai comuni mortali. Sono arrivato a lei attraverso la bocca di porto di San Nicolò che taglia la lingua protesa del Lido: una volta nel 1960, su una nave proveniente da Costantinopoli; un’altra, ancor più indietro nel tempo, qualche anno prima della seconda guerra mondiale, su una piccola nave partita da Dubrovnik, l’antica Ragusa. Mia moglie ed io eravamo addormentati nelle nostre cuccette; ci risvegliammo all’alba quando il battello aveva già attraccato alla Dogana da Mar, di fianco alla Salute, nel cuore stesso di Venezia, tra San Giorgio Maggiore, il Palazzo dei Dogi e la Piazzetta.

braudel venezia2Pubblicato per la prima volta nel volume fotografico Venezia. Immagine di una città (di Fernand Braudel e Folco Quilici, questo saggio riproposto oggi da Il Mulino è una riflessione straordinaria su un labirinto di rara bellezza qual è Venezia, città-mosaico prigioniera del sale che mai si è pensata come un insieme. Una città che “non ha proprio nulla di geometrico, bisogna ammetterlo” e in cui “il rischio di perdersi è molto forte”. Una città sospesa sopra la durata, il miraggio di una realtà, una somma di linguaggi che ci offre ogni volta una magistrale lezione di armonia. “Un labirinto, un insieme di isole, un aggregato di singole unità costruite dapprima l’una indipendentemente dall’altra, e poi riunite per dare corpo a una città compatta: le case, i canali, i rii (fiancheggiati da palizzate, poi da blocchi di pietra, le fondamenta), infine le calli, le stradine e i viottoli che formano una sorta di tessuto interstiziale attraverso il quale, lentamente, i rioni sparsi della città si sono saldati, rimarginati come i lembi di una ferita.”
Con questo piccolo saggio Braudel, grazie a una scrittura luminosa e intelligente, riesce a unire divagazioni letterarie a memorie vive, ricca cultura a immagini reali in modo sagace e sorprendente. Non è facile scrivere di Venezia, meta eccellente, luogo incantato e interiore che ha da sempre vissuto una ineguagliata concentrazione di artisti. Braudel, però, ci riesce e lascia il segno, mette a fuoco e intuisce, coglie ed equilibra.
“Quando sento pronunciare il nome di Venezia, penso subito al viaggiatore che la incontra per la prima volta, non ancora sedotto dalla città… Un modo per ritrovarsi tutt’a un tratto sulla soglia della giovinezza e insieme, per la prima volta, di fronte alla città cresciuta in modo così assurdo là dove non avrebbe dovuto, ma che ha comunque prosperato e continuato a vivere per il piacere dei nostri occhi…”
Fernand Braudel è stato tra i maggiori storici del Novecento, uno dei grandi maestri e modelli della ricerca storica e storiografica, fra i principali esponenti della Ecole des Annales che raccoglieva il più prestigioso gruppo di storici francesi del XX secolo.

Fernand Braudel, Venezia, traduzione di Giuliana Gemelli, Il Mulino, 2013.

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