L’angioletto

Un giorno la nonna aveva detto:
«Louis parla appena. Forse è un po’ ritardato».
Qualcuno – non ricordava chi – aveva risposto:
«Non vuol dire che non pensi. Spesso i bambini come lui sono proprio quelli che osservano di più».
Non ci aveva fatto caso, perché gli sfuggiva il senso del discorso, ma per qualche motivo quelle parole gli erano rimaste in mente. Conservava nella memoria anche altre frasi, e soprattutto altre immagini – per quanto in ritardo nello sviluppo, non aveva infatti vissuto fino a quattro anni senza vedere nulla intorno a sé.
Solo che era come se avesse voluto circoscrivere il mondo in uno spazio il più limitato possibile.
«Se fosse per lui, questo bambino non uscirebbe mai di casa».
Era una riflessione che aveva sentito, o gliel’avevano riferita in seguito? Non è facile distinguere fra quel che è accaduto realmente, in un dato momento, e quel che ci è stato raccontato poi.

Soltanto da adulto, molti anni dopo, Louis avrebbe ritrovato altre immagini che aveva registrato senza accorgersene e che, forse perché facevano parte della sua vita quotidiana, sul momento non l’avevano colpito.
La carta da parati che una volta rivestiva i muri della camera era ormai ridotta a brandelli; e tuttavia lasciava ancora intravedere alcuni personaggi abbigliati come ai tempi dei re. Su un lembo di tappezzeria, vicino alla porta, era raffigurata una giovane donna dalle gonne molto ampie che si dondolava su un’altalena.
Il resto era solo gesso: ingiallito, sporco, coperto di iniziali incise con la punta del coltello e di immagini oscene che qualcuno aveva cercato di cancellare. Chi le aveva disegnate? Chi aveva tentato di farle sparire?

langiolettoLouis Cuchas è un pittore famoso, ma è sempre rimasto un bambino dall’occhio trasparente e sereno che riesce a catturare la natura profonda della gente. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone, distingue la qualità delle cose, riconosce l’essenziale e l’accidentale. Ha un cuore vero, libero da ogni egoismo ed è incuriosito dalla vita che lo circonda e che spesso con lui è infausta e miserevole.
Colpiscono le dense atmosfere e il senso dentro le piccole cose di questo romanzo ben costruito e sviluppato in una brevità semplicemente necessaria.
Ricerca della concisione massima, personaggi veri e credibili, voglia di andare oltre le cose reali e una scrittura semplice e senza orpelli in cui nulla è superfluo…
Ennesima e come sempre azzeccata “scoperta” simenoniana su Adelphi.

Georges Simenon, L’angioletto, traduzione di Marina Di Leo, gli Adelphi, Adelphi, 2013.

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