Un’unica grande ossessione: la letteratura

MATEO AGUIRRE BENGOECHEA
Buenos Aires, 1880 – Comodoro Rivadavia, 1940

Proprietario di un’enorme estancia nella provincia del Chubut, che amministrò personalmente e alla quale pochi amici ebbero accesso, la sua vita fu un enigma oscillante tra il bucolico-contemplativo e la personificazione del titano. Collezionista di pistole e di coltelli, amava la pittura fiorentina e detestava, invece, quella veneziana; fu un eccellente conoscitore della letteratura in lingua inglese, ma la sua biblioteca, nonostante i regolari ordinativi a diversi librai di Buenos Aires e d’Europa, non superò mai i mille volumi; coltivò il celibato, la passione per Wagner, per alcuni poeti francesi (Corbière, Catulle Mendès, Laforgue, Banville) e per alcuni filosofi tedeschi (Fichte, August Wilhelm Schlegel, Friedrich Schlegel, Schelling, Schleiermacher); nella stanza dove scriveva e sbrigava l’amministrazione delle sue terre abbondavano le mappe e gli arnesi agricoli; su muri e scaffali coesistevano armoniosamente i dizionari e i manuali pratici insieme alle fotografie sbiadite dei primi Aguirre e a quelle lucenti dei capi di bestiame premiati alle fiere.
Scrisse quattro romanzi felici e distanziati nel tempo (La tempesta e i giovani, 19 11; Il fiume del diavolo, 1918; Ana e i guerrieri, 1928, e L’anima della cascata, 1936) e una breve raccolta di versi nei quali si rammarica di essere nato troppo presto e in un paese troppo giovane.
La sua corrispondenza è molteplice e precisa; suoi corrispondenti, letterati americani ed europei delle più varie tendenze che lesse con attenzione e ai quali non giunse mai a dare del tu.
Odiò Alfonso Reyes con un accanimento degno di miglior causa.
Poco prima di morire, in una lettera inviata a un amico di Buenos Aires, auspica un periodo fulgido per l’umanità, il trionfale ingresso in una nuova età dell’oro, e si domanda se gli argentini sapranno essere all’altezza delle circostanze.

lett nazista bolano adelphiLa letteratura nazista in America si presenta come un dizionario biografico che raccoglie trenta brevi racconti di poeti, scrittori e redattori (tutti inventati) che sposano idee politiche fasciste o di estrema destra.
Diversi fra loro mantengono un atteggiamento estremista e violento nei confronti del mondo, ma, in fondo, la maggior parte sono semplicemente dei sentimentali illusi o dei letterati frustrati. Provengono da tutti i paesi latino-americani, ma almeno una mezza dozzina sono cittadini degli Stati Uniti, tra cui il predicatore fanatico Rory Lungo, il poeta e il giocatore di football Jim O’Bannon, lo scrittore di fantascienza JMS Hill e il fondatore della Fratellanza Ariana, Thomas R. Murchison, alias il texano.
Sono tutti più o meno legati, in modi diversi, fra loro. Ci sono mondani, avventurieri, psicopatici, delinquenti, tanti sognatori. Tutti uniti da un’unica grande ossessione: la letteratura.
Ciò che colpisce di questi ritratti non è tanto la loro plausibilità (in un certo modo esile e intermittente), ma la loro abbondanza e la notevole varietà.
Bolaño, con La letteratura nazista in America, testimonia la potenza pura della letteratura e prova a giocare un gioco complicato bilanciando in modo accurato derisione e umorismo nero. Solo di tanto in tanto ricorda gli orrori del Reich di Hitler e della Spagna di Franco o le atrocità perpetrate dai generalissimos.
Vero punto satirico di Bolaño sembra essere quello di mettere in evidenza come tutti questi immaginari fanatici, con le loro meschine rivalità e i loro movimenti ridicoli, non sono poi tanto diversi dai veri scrittori e dagli editori della scena letteraria contemporanea. In fondo vogliono quello che ogni artista vuole: che l’integrità estetica sia riconosciuta e soprattutto premiata.

Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America, traduzione di Maria Nicola, Fabula, Adelphi, 2013.

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Una Risposta to “Un’unica grande ossessione: la letteratura”

  1. cletus Says:

    grande, anche se sintetica, lettura Marco. Letto un paio di anni fa, stregato dalla capacità di Bolano, di gestire il “perfettibile”. La sua capacità, quella di condire queste pagine con un humor contenuto e leggibile in controluce. Da rileggere, periodicamente, sopratutto per sottacere le smanie di protagonismo, e le ansie dell’esordiente.

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