Archive for novembre 2013

Danza delle ombre felici

24 novembre 2013

Dopo cena mio padre fa: – Scendiamo a vedere se c’è ancora il lago? – Lasciamo mia madre a cucire sotto la lampada in sala da pranzo; mi fa dei vestiti per l’inizio della scuola. A questo scopo ha disfatto un vecchio completo e un vestito scozzese che erano suoi, e ora le tocca ingegnarsi per tagliare e ricucire oltre a farmi stare in piedi a girare su me stessa per interminabili prove mentre io, ingrata, sudo e mi lamento perché la lana prude e mi viene caldo. Lasciamo mio fratello a letto nel piccolo portico chiuso al fondo della veranda, e certe volte lui si inginocchia sul lettino, preme la faccia contro la zanzariera e frigna: «Portatemi il gelato!», ma io gli rispondo: «Tanto dormirai già», e non giro neanche la testa.

MUNRO libroI quindici racconti di Danza delle ombre felici sono la prima raccolta di racconti di Alice Munro uscita nel 1968.
La scrittura della Munro sorprende ogni volta per il modo in cui riesce a imporsi con disinvoltura. Il suo tocco delicato porta con sé una sorta di libertà gioiosa, garbata, ma anche qualcosa che mai avremmo ritenuto possibile.
Alice Munro scrive di paesi diversi e di persiane verdi abbassate, di porte che si aprono sul vuoto e di fienili grigi, capannoni sbilenchi e mulini fermi in lontananza. Di teiere tutte dorate e decorate di rose, di chiazze di latte e di porridge sul tavolo di cucina, di deliziosi slanci di compiaciuto buon cuore, di palestre che odorano di pino e di cedro e di case immerse nel buio o di strade nere e cortili imbiancati dell’ultima neve rimasta.
Con la sua impareggiabile maestria nella scrittura di racconti, Alice Munro ci racconta la dignità del dolore e di certi misteriosi e opprimenti imperativi che spesso ci gravano addosso senza che lo sappiamo.
Ci avverte che qualcosa di torbido e inesprimibile è emerso alla superficie e cerca di arrivare a noi, di afferrare qualcosa.
Se rileggiamo ogni storia possiamo osservare quanta abilità riveli la sua narrazione, come ogni frase sia tesa e ogni immagine piena. Tuttavia qualcosa rimane non spiegato e avvolto dal mistero… perché tra le pagine di Alice Munro, come scrive Pietro Citati, “l’inatteso si nasconde in ogni riga: oppure si scatena la più romanzesca e melodrammatica inverosimiglianza”.

Alice Munro, Danza delle ombre felici, traduzione di Susanna Basso, Einaudi, 2013.

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La ragazza dallo scialle rosso

21 novembre 2013

Erano più di vent’anni che Jenny Brodal non beveva. Apri una bottiglia di vino rosso e se ne versò un bel bicchiere. Aveva sognato il calore che scendeva giù nello stomaco, il formicolìo che arrivava fino alla punta delle dita. Rimase delusa, ma ne bevve un altro sorso, anzi, di più, svuotò il bicchiere e fu scossa da un brivido. Non aveva mai detto mai! Aveva affrontato un giorno alla volta, un giorno alla volta, e non aveva mai, mai, detto mai. Era seduta sul bordo del letto, tutta truccata ed elegante, a parte i calzini grigi di lana spessa lavorati ai ferri da Irma. Aveva sempre freddo ai piedi. Per via della circolazione. Ed erano anche gonfi. Non le piaceva l’idea di infilarli dentro quei sandali stretti con i tacchi alti. Color pesca. Anni Sessanta. Jenny si versò un altro bicchiere. Doveva far arrivare il vino giù fino ai piedi. Non aveva mai detto mai. Aveva detto: un giorno alla volta. Cercò di ricordare perché si era mostrata tanto contraria a quell’idea, a quella festa. Si alzò e si contemplò rigirandosi davanti allo specchio appeso alla parete. Il vestito nero le aderiva alla perfezione sul seno. Presto si sarebbe tolta i calzini di lana per indossare i sandali.
Era il 15 luglio del 2008 e Jenny compiva settantacinque anni. Mailund, la grande casa bianca in cui era cresciuta dopo la guerra, quando i genitori l’avevano portata via da Molde, una città ormai ridotta in cenere, era stracolma di fiori. Aveva vissuto lì quasi tutta la vita, fra gioie e dolori, e adesso quarantasette ospiti in abiti estivi stavano arrivando per festeggiarla.

ULLMANN LIBROLa ragazza dallo scialle rosso è un’esperienza di lettura difficile da scrollarsi di dosso che può restare a lungo nella mente di chi legge.
C’è qualcosa che ha che vedere con la luce in questo romanzo. Chi legge può vedere e sentire quasi tutto, come se vedesse un film. La luce può rivelare, ma anche sfumare lo stato delle cose mostrando solo frammenti di verità forse perché tutti mentono, a loro stessi e agli altri…
Lo stile di scrittura della Ullmann è molto simile a quello minimalista di Christina Hesselholdt (scrittrice danese di notevole talento, ma purtroppo poco conosciuta in Italia) e alcuni suoi personaggi sembrano tratteggiati da Virginia Woolf in un perfetto stile “flusso di coscienza” in cui emerge pian piano l’individuo con i suoi conflitti interiori, le sue emozioni e i suoi sentimenti più profondi.

Figlia di Ingmar Bergman e Liv Ullmann, Linn dal padre ha imparato quanto è importante svegliarsi ogni mattina e cominciare a lavorare. Suo padre una volta l’ha avvertita: “se non la usi per pigrizia, la tua creatività si rivolta e diventa un demone”.

Linn UllmannLa ragazza dallo scialle rosso, traduzione di Lisa Raspanti, collana Narratori della Fenice, Guanda 2013.

“Giornale di guerra e di prigionia” a Lusiana

7 novembre 2013

Gadda_1921Quarto appuntamento di Autunno letterario Lusiana-Conco, venerdì 8 novembre, presso la Sala Consiliare del Palazzon a Lusiana. Interverrà la prof.ssa Michela Vettori, per un invito alla lettura del “Giornale di guerra e di prigionia” di Carlo Emilio Gadda (1893-1973).
Lo scrittore milanese, volontario durante il primo conflitto mondiale, tenne un diario della sua esperienza sul fronte dell’Altopiano dei Sette Comuni, in località Magnaboschi, durante l’offensiva austriaca del 1916. In seguito divenne uno dei maggiori autori della letteratura italiana del ‘900 con opere come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e La via del dolore.
Innovatore nella forma Gadda usa la letteratura come forma di conoscenza e la lingua come strumento d’analisi. Un giusto tributo dell’Altopiano dei Sette Comuni a un grande scrittore che in questo territorio visse, durante la giovinezza, un’esperienza fondamentale della sua esistenza.
Inizio dell’incontro, ore 20.30.