Fra i boschi e l’acqua

Forse avevo sostato sul ponte troppo a lungo. Sulle rive slovacca e ungherese si addensavano le ombre e il Danubio, pallido e veloce, lambiva le banchine dell’antica città di Esztergom, dove una ripida collina sollevava la Basilica dentro il crepuscolo. Poggiata sul suo anello di colonne, la grande cupola e i due campanili palladian, da cui partiva ora un rintocco più breve, sorvegliavano per molte leghe lo scenario che andava imbrunendo. D’improvviso, la banchina e l’erta che saliva oltre l’Arcivescovado erano deserte. Il posto di frontiera si trovava all’estremità del ponte, perciò mi affrettai a entrare in Ungheria: la gente che il Sabato Santo aveva radunato sulla riva del fiume era salita alla piazza della cattedrale, dove la trovai a passeggio sotto gli alberi, a conversare in piccoli gruppi nell’attesa. Sotto di noi digradavano i tetti, e poi foresta e fiume e palude correvano grigi incontro alle ultime tracce del tramonto.

fermor adelphiPatrick Leigh Fermor racconta la bellezza e l’emozione del viaggiare scrivendo di un periodo di cinque mesi nel 1934, di quando, diciannovenne, intraprende un viaggio (a piedi, a cavallo e in chiatta) fino a Istanbul attraverso l’Ungheria e la Transilvania.
Dorme a volte nei boschi e spesso in case signorili grazie a lettere di presentazione, incontra e osserva luoghi incontaminati in cui il ritmo della vita è cadenzato, armonioso, autentico. Vede cicogne ritte su una zampa tra i ramoscelli di vecchi nidi sui tetti di paglia e sui comignoli, antichi passatoi di pietre, pecore immerse fino al ventre in un mare di margherite, cupole sormontate da cuspidi gotiche, fitti boschi scoscesi, prati ondulati e biblioteche con migliaia di volumi e tutto l’armamentario del collezionista di insetti. I suoi soggiorni “beati e felici” in queste terre tranquille sono piacevoli da leggere come romanzi inglesi o russi del diciannovesimo secolo.

Fermor è uno straordinario compagno di viaggio. Non è legato a calendari o convenzioni e nella sua curiosità è implacabile. Fra i boschi e l’acqua è un piccolo grande classico della letteratura di viaggio.

Patrick Leigh Fermor, Fra i boschi e l’acqua. A piedi fino a Costantinopoli: dal Medio Danubio alle Porte di Ferro, traduzione di Adriana Bottini, Jacopo M. Colucci, Biblioteca Adelphi, Adelphi 2013.

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Una Risposta to “Fra i boschi e l’acqua”

  1. tachimio Says:

    Dev’essere davvero interessante . Immaginare di percorrere a piedi , a cavallo, luoghi come l’Ungheria di cui conosco Budapest che adoro, e soprattutto all’epoca del viaggio, mi stimola a comprare il libro. Cercherò di leggerlo. Isabella

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