Gli sdraiati

Oggi ti sei svegliato nello stesso momento in cui si sveglia tutta la città. Quando il concerto umano (il rombo del traffico, il clangore delle serrande, il battere dei passi) sale sempre più forte. Quando la gente va a lavorare, i bambini a scuola, tutto sembra fresco e nuovo, e tutti sembrano partecipi dello stesso ritmo, membri della stessa comunità.
Peccato che la città sia Anchorage.

Adesso sono le sette di sera. Rabbuia. Per il resto del mondo si avvicina l’ora di cena. Non per te e la tua tribù. Per voi, nessuna ora si avvicina o si allontana. Né l’ora sociale – quella degli orologi, quella del consesso umano -, né l’ora naturale – l’alternarsi di luce e buio, quella che batte il ritmo del mondo e regola la vita delle bestie e delle piante, quella che fa riverberare il moto dell’universo fino nei minuti meandri che ci ospitano – sembrano poter influire sull’andamento delle vostre vite.

Gli sdraiatiGli sdraiati sono gli adolescenti di questi nostri giorni che non rispondono mai al cellulare e ti fanno provare un’ansia che è dura da sopportare. Sono i figli amorfi e grigi sempre sul divano, in mutande davanti alla tivù accesa. Figli che ti fanno capire come è facile amarli da piccoli e quanto è difficile continuare a farlo ora che gli ingombri dei corpi sono più o meno i tuoi…
Amare un figlio “grande” richiede virtù che contano come la pazienza, la sopportazione, l’attenzione, la tolleranza, l’autorevolezza, la severità, la generosità. “Con il forte sospetto – quasi una certezza – che le generazioni precedenti, quanto all’arte di non farsi sopraffare dai figli, fossero molto più attrezzate della nostra.”

Michele Serra scrive del mondo misterioso e spesso recondito dei figli adolescenti. Lo fa in modo comico, incantato, emozionante, malinconico… Narrando ed evocando parole preziose e indispensabili… Facendo “vedere”, forse, cosa davvero si vede da sdraiati e non da “eretti”.

Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Collana I narratori, Novembre 2013.

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