Archive for febbraio 2014

Un posto sbagliato per morire

26 febbraio 2014

tuzziLeggendo Hans Tuzzi possiamo osservare quanta abilità può rivelare la narrazione e come ogni frase sia tesa, ogni immagine piena. Ogni dettaglio, anche il piú insignificante, è importante.
Poi, all’improvviso, qualcosa di torbido e inesprimibile emerge alla superficie, cercando di penetrare, di afferrare qualcosa. E la nozione del tempo traballa come un vagone dall’asse allentato…

Hans Tuzzi, Un posto sbagliato per morire, Bollati Boringhieri, Le Piccole Varianti, 2014.

Nel libro della vita

25 febbraio 2014

nellibrodellavitaLa vita la fa da protagonista in questi racconti. Incontri amorosi, donne alla reception, fermate della metropolitana, villette a schiera, ciliegi spogli sul lungofiume, villette intonacate nei canyon, sigarette francesi, tubini neri da cocktail, luci degli aeroporti, coppie di candelabri di cristallo… Storie che esplorano tensioni inter-generazionali di famiglie ebree. Racconti di complicate rivalità, di tristezze come macigni, di perdoni insperati, di ricordi e speranze, di morti e di finestre con una luce meravigliosa.
La mancanza di comunicazione tra i personaggi è il tema che attraversa tutto il libro. Leggendo si sente che chi scrive nutre un’illimitata passione per il bagliore del ricordo e per il gioco dell’intima fantasia.
Stuart Nadler è uno scrittore elegante e un narratore avvincente. Svela la complessità nascosta nella vita ordinaria ed è molto abile a creare tensione attraverso dialoghi… obliqui. La sua scrittura condivide l’ossessione di Updike per le piccole città (e per la morale della sua classe media), ma ha anche molto dell’umorismo nero di Roth. Poi, in certi momenti, sembra di leggere Saul Bellow o Isaac B. Singer o Bernard Malamud…

Stuart Nadler, Nel libro della vita e altri racconti, traduzione di Costanza Prinetti, Le Piccole Varianti, Bollati Boringhieri, 2014.

Andorra

24 febbraio 2014

cameron andorraBasta un libro ad Alex Fox per innamorarsi di Andorra e decidere di trasferircisi nel momento in cui deciderà di rifarsi una vita. Alex vuole cambiare tutto e un posto nuovo è quello che ci vuole.
San Francisco è il passato, ormai. La sua vita ora sarà sempre la stessa, però in un altro paese.
Quando arriva a La Plata, la capitale di Andorra (un luogo più ideale che reale), si sente finalmente nel posto giusto al momento giusto, ma, come sempre succede in questi casi, non tutto è come sembra. Andorra è popolata da un numero molto ristretto di persone e quasi tutti sembrano interessati al nuovo arrivato. Forse troppo.
Qualcosa di stranamente misterioso e forse di sinistro però si annida in quello che sembra essere il paradiso in terra…
Un libro sorprendente, minimalista, elegante, che ti risucchia dentro la sua conturbante trama. Un libro da leggere e rileggere per la qualità e la bellezza della sua prosa.

Peter Cameron, Andorra, traduzione di Giuseppina Oneto, Fabula, Adelphi edizioni, 2014.

Organi vitali

19 febbraio 2014

OVIl corpo umano è stato considerato per lungo tempo una sorta di entità chiusa il cui interno doveva restare inaccessibile perché era lì, forse solo lì, che risiedeva l’arcano, l’impenetrabile, il mistero della vita.
Sono troppi i luoghi comuni che vogliono il corpo come una “macchina meravigliosa” o un marchingegno meccanico.
La medicina del ventunesimo secolo si occupa dei corpi con una coscienza meticolosa, ma con poca attenzione alla dimensione personale, al paziente come soggetto. Il malato, così, non è quasi mai parte attiva della sua guarigione, non è consapevole del didentro del proprio corpo.
González-Crussí, con questo libro, vuole far conoscere al pubblico (in un modo non tecnico) la storia, i simbolismi e le tante idee serie o fantastiche sui nostri organi interni. Per questo ci mostra “i prodigi d’inventiva con i quali la comune immaginazione ha ricamato intorno all’interiorità corporea, in tutti i secoli e attraverso ogni cultura”, ponendo in evidenza il significato della dimensione simbolica della vita, ovvero tutto quello che l’attuale tecnologia medica in gran parte trascura.
Perché il corpo non è una macchina e “a differenza di quella, possiede una capacità immaginifica che costantemente lo soffonde al pari di un inestinguibile alone, cosicché il lato fantastico rispunta ostinatamente fuori a dispetto di ogni sforzo per sopprimerlo: ognuno si costruisce la personale rappresentazione del proprio interno”. La vita umana ha infatti a che vedere sia con la fisiologia organica che con le relazioni, le rappresentazioni, i simboli, i sogni, le invenzioni…

Frank González-Crussí, Organi vitali, traduzione di Gabriele Castellari, Adelphi edizioni, 2014.

Il campo di battaglia è il cuore degli uomini

17 febbraio 2014

Il campo di battaglia è il cuore degli uominiEtienne e Raymond frequentano l’École militare di Bordeaux. Sono tra gli allievi più promettenti della scuola e tra loro sono grandi amici. A Bordeaux trascorrono giorni intensi e immaginano la loro vita futura ricca di ideali.
Nell’Aprile del 1796 si ritroveranno nella piana di Albenga con l’Armata d’Italia di Napoleone Bonaparte. Etienne è un ufficiale medico abituato a vivere ogni giorno la brutalità della guerra e Raymond un ufficiale inquieto dalla grande nobiltà d’animo con un incarico di spionaggio particolarmente delicato che gli cambierà la vita: andare a Milano a raccogliere informazioni da inviare a Parigi sullo stato e la consistenza della guarnigione austriaca.
Il campo di battaglia è il cuore degli uomini è uno straordinario libro di ambientazione storica che appassiona con la parola e ci fa capire come la bellezza sia uno spettacolo bellissimo, ma anche la più perversa delle creature.

Carlo Patriarca, Il campo di battaglia è il cuore degli uomini, I Narratori della Fenice, Neri Pozza, 2013.

Tito di Gormenghast

3 febbraio 2014

Tito di Gormenghast copTito di Gormenghast (Titus Groan) è il primo volume di una trilogia e apparve nel 1946. Fu accolto molto bene dalla critica, ma non ebbe quello che si dice oggi un successo commerciale forse perché il modo di scrivere di Mervyn Peake non è di facile classificazione.
La sua prosa, con una certa vena mainstream, possiede le stesse particolarità e qualità di un Thomas Love Peacock o di un Lovecraft.
Il Tito di Gormenghast si può definire un capolavoro gotico, ma anche un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili. Un groviglio dall’alchimia spettacolare (colmo di descrizioni ricche di dettagli) che impone una lettura multipla…
Insomma, un libro con la L maiuscola che ha come scopo principale l’originalità. Una sorta di piccolo mondo (con personaggi che vivono e respirano il mistero) che, come scrive Anthony Burgess, ha assorbito la nostra cultura e lì si è arrestato rifiutando di muoversi oltre in quanto “trova in se stesso forza vitale e giustificazione, e in sé si isola”.

Mervyn Peake, Tito di Gormenghast, traduzione di Anna Ravano, Gli Adelphi, Adelphi, gennaio 2014.