Tito di Gormenghast

Tito di Gormenghast copTito di Gormenghast (Titus Groan) è il primo volume di una trilogia e apparve nel 1946. Fu accolto molto bene dalla critica, ma non ebbe quello che si dice oggi un successo commerciale forse perché il modo di scrivere di Mervyn Peake non è di facile classificazione.
La sua prosa, con una certa vena mainstream, possiede le stesse particolarità e qualità di un Thomas Love Peacock o di un Lovecraft.
Il Tito di Gormenghast si può definire un capolavoro gotico, ma anche un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili. Un groviglio dall’alchimia spettacolare (colmo di descrizioni ricche di dettagli) che impone una lettura multipla…
Insomma, un libro con la L maiuscola che ha come scopo principale l’originalità. Una sorta di piccolo mondo (con personaggi che vivono e respirano il mistero) che, come scrive Anthony Burgess, ha assorbito la nostra cultura e lì si è arrestato rifiutando di muoversi oltre in quanto “trova in se stesso forza vitale e giustificazione, e in sé si isola”.

Mervyn Peake, Tito di Gormenghast, traduzione di Anna Ravano, Gli Adelphi, Adelphi, gennaio 2014.

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