Libro

Il libro ci appariva perfetto. Non migliorabile, concluso, definitivo. Naturale, come qualcosa che non può essere altrimenti da com’è. Come un oggetto antico e familiare, semplice e levigato dal tempo. Come un cucchiaio, è stato autorevolmente detto. Una forma compiuta.
Credevamo che il libro – il nostro libro, quello che maneggiavamo tutti i giorni – fosse qualcosa di permanente, forse di perenne. Destinato a durare per sempre. Non ci sembrava immaginabile né una vita senza libri né una forma diversa del libro. E d’altra parte il fatto che qualcosa che aveva assunto la forma di libro duemila e cinquecento anni fa continuasse a esistere, e non solo nel senso puramente passivo di un reperto museale, ma in quello ben più vitale di un oggetto di compravendita, ci pareva una prova inconfutabile e una garanzia di sopravvivenza. Ma nel libro vedevamo anche una sorta di talismano, una promessa (o un’illusione) di durata, forse di eternità. Ed è stata questa, probabilmente, la ragione profonda che ha spinto personaggi i più disparati – cui la vita non aveva certo negato ogni genere di soddisfazioni – a voler comunque scrivere un libro. Per restare, per durare.

librookI libri hanno sempre attraversato il tempo. Sono vivi, vitali, parlano con noi, ci insegnano, ci consolano. Sono pieni di parole e sono destinati a durare nel tempo.
La stampa sembra venire da un altro mondo. E’ fatta di due procedimenti diversi fra loro come il trasferimento e l’impressione…
“La stampa che conosciamo noi è figlia dell’industria, non dei torchi di Gutenberg. Ma riconosciute tutte le buone ragioni dei continuisti e deposto quel tanto di retorica che può esserci negli entusiasmi baconiani, resta il fatto – primario, essenziale, irriducibile – che la stampa è una cesura netta nella vita del libro, interrompe una tradizione e ne inaugura un’altra. Insomma, la stampa non è una trascrizione, è un cambiamento di stato. Il libro diventa un’altra cosa, nasce – o rinasce, se già esisteva in forma manoscritta – nel momento e nel luogo in cui viene stampato. E questo momento non è un’espressione generica, un modo di dire, ma è una data precisa, una data di nascita. Giorno, mese e anno di cui l’anno, insieme con il luogo viene indicato su ogni copia del libro stampato.”
Il libro stampato… Un oggetto a sé stante, un utensile versatile che risponde a un bisogno di conoscenza, un emblema glorioso, una ricca felicità.
“C’è qualcosa di intrinsecamente innaturale, quasi magico e per questo così attraente nella stampa tipografica, come sarà poi per molte altre grandi innovazioni tecnologiche. La copiatura a mano è nell’ordine naturale delle cose, in sequenza lineare alla stesura originaria, un suo prolungamento. La stampa è una cesura, un mutamento di stato. Nessun prolungamento naturale, ma un arresto, per una fase di preparazione lunga, complessa e poco comprensibile. Che si conclude per dar luogo in brevissimo tempo a una sorta di miracolo, un gran numero di copie tutte insieme e tutte perfettamente uguali (o quasi…).”

Gian Arturo Ferrari, Libro, Bollati Boringhieri, 2014.

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3 Risposte to “Libro”

  1. tachimio Says:

    Mi piace molto questo post perchè condivido appieno ciò che dice Ferrari. Isabella

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