’14

eIl primo giorno di Agosto del 1914, Anthime esce a farsi un giro in bicicletta. È fuori dalla sua città in Vandea, pedala senza fatica per una decina di chilometri in piano finché si trova davanti una collina e allora si alza sulla sella per salire in cima. Da lassù può ammirare il paesaggio circostante, che sono paesini sparsi tutt’intorno, campi e pascoli finché si vuole.
All’improvviso le campane suonano a martello, tutte assieme, all’unisono. È la mobilitazione, pensa Anthime, e un po’ se l’aspettava, ma mai avrebbe immaginato che capitasse un sabato in cui “tutti parevano assai contenti della mobilitazione: discussioni appassionate, risa smisurate, inni e fanfare, esclamazioni patriottiche striate di nitriti…” È una celebrazione della comunità, una festa, un’esplosione di irrazionalità. Un incanto che si trasformerà ben presto in disincanto…

I lettori di Jean Echenoz conoscono la sua scrittura, la sua leggerezza apparente e il suo gusto per l’insolito e forse si aspetteranno di trovare una sorta di epica rievocazione oppure un sequel letterario. Non è esattamente così.
’14 (che racconta della grande guerra e della mobilitazione generale dell’esercito il 1° agosto 1914) scorge una moltitudine di cose, di movimenti e di rapporti, intreccia con attenzione ogni piccolo, ma regolare movimento della vita quotidiana. Fonde insieme concentrazione e leggerezza facendoci avvertire il senso della continuità e quello della lacerazione che formano il tessuto disuguale della nostra vita.

Jean Echenoz, ’14, traduzione di Giorgio Pinotti, Fabula, Adelphi edizioni 2014.

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Incontri di seduzione

tartufoIl Tartufo di Molière è stato rappresentato per la prima volta nel 1664, ma forse ancora oggi è la satira più feroce che mai sia stata scritta contro l’ipocrisia e il moralismo fanatico ostentato dai tanti, troppi personaggi influenti che si impongono nella società.
Molière con il Tartufo prende di mira tutti quei falsi devoti che, in opposizione ai libertini, amorali e atei, si riuniscono in congregazioni con lo scopo di tutelare la religione e e il buon costume.
La parola tartuffe denota sia il tartufo come tubero che la persona disonesta, e Tartufo, il protagonista della commedia, figlio di povera gente, è proprio un disonesto che, non avendo i mezzi per eccellere, si serve dell’ipocrisia per raggiungere i suoi scopi.
Come dice lo stesso Molière: “avendo pochi mezzi e molta ambizione, senza alcuno dei doni necessari per soddisfarla onestamente, risoluto tuttavia a saziarla a qualunque prezzo, sceglie la via dell’ipocrisia”.
Per Cesare Garboli il teatro è il luogo delle grandi avventure in un piccolo spazio, una sorta di microcosmo che fa grandi le storie.
Molière, per il critico viareggino, non è stato solo un oggetto di studio, ma, come lui stesso lo definì, un “incontro di seduzione”. Al teatro del commediografo francese, Garboli ha sempre prestato un interesse particolare, esclusivo.
A trecento anni di distanza Tartufo sorprende ancora per attualità di temi e situazioni. E’ un personaggio complesso e, perciò, moderno. Lo si comprende bene leggendo questi testi riuniti da Adelphi che incantano per la grande modernità e per l’estrema ricchezza di tonalità.

Cesare Garboli, Tartufo, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi 2014.